A.A.A. Rabdomante cercasi luglio 12, 2010
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Il comune di un piccolo paese del varesotto, Azzate, ha contattato una rabdomante del Trentino per trovare l’acqua. Il

caso, davvero curioso, ha suscitato abbastanza clamore, comprensibilmente.
La storia parla di un lavatoio messo in pensione da circa vent’anni. Di un sindaco, il sig. Gianni Dell’Acqua, che il lavatoio vuol riportarlo in funzione e di un apicultore, il sig. Luigi Cantonati, con, come lui sostiene, “il dono” di trovare l’acqua sottoterra.
Dare del millantatore al presunto rabdomante è cosa facile, e forse neanche poi così sbagliata infondo questa pratica di origine antichissima non ha fondamento scientifico. Tutavia visitando il sito del signor Luigi si viene a sapere che ha un “curriculum” di un certo livello. Tra collaborazioni, meriti, scoperte di falde a centinaia di metri sottoterra c’è effettivamente di che pensare. Che sia vero o no che il sig. Cantonati sappia trovare l’acqua non è affar nostro anche se pur avendo interpellato una delle aziende per cui egli avrebbe impiegato le sue capacità non abbiamo ottenuto risposta. La cosa più interessante è che questo piccolo fatto è indice di qualcosa di più grosso e mai, forse, eradicato nel nostro paese: la predilizione per tradizioni e misticismi a scapito del semplice e incontrovertibile fatto scientifico.
“Effetto caldo” di B. Fagan giugno 27, 2010
Posted by Marco in ambiente, antropologia, cibo, libri, paleontologia.Tags: acqua, agricoltura, antropologia, B. Fargan, Caldo Medioevale, cammelli, canali, carestie, carotaggi, carovane, cereali, Chaco Canyon, Chimon, cibo, clima, commercio, coralli, correnti marine, demografia, dendrocronologia, deserti, disboscamento, ecologia, Effetto caldo, El Nino, ENSO, fiumi, foreste, Gengis Khan, ghiaccio, Groelandia, guerre, impatto ambientale, Inca, India, ingegneria idraulica, invasioni, irrigazione, Islanda, Isola di Pasqua, isole, La Nina, laghi, malattie, Maya, megasiccità, mongoli, monsoni, navigazione, oceani, palinologia, pollini, pompa del deserto, proxy, riso, Sahel, sedimenti, sostenibilità, steppe, storia, venti, vichinghi, Vinlandia
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Dall’editore che ha pubblicato in Italia “Breve storia di (quasi) tutto” ecco un altro interessante libro che parla di scienza, clima e umanità.
Il libro di Fagan,
antropologo all’università della California, parla di clima e di umanità ma con un approccio molto diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Recentemente il clima è stato per mesi al centro dell’agenda di politici e media. Con il COP15 la mobilitazione, e quindi l’attenzione, per la questione è stata massima. Si è parlato di clima, di emissioni, di protocolli e gas serra dando per inteso che sia l’uomo ad agire sul clima, ma è davvero così?
Nel libro di Fargan, a metà tra il romanzo storico ed il meticoloso saggio scientifico, si legge di come molti dei grandi eventi della Storia, dall’espansione dell’impero di Gengis Khan alla caduta del suggestivo impero Khmer siano stati conseguenze del cambiamento climatico. La Storia, sembra voler dire Fargan, è uno spettacolo in cui l’umanità è attore principale con, alla regia, il clima.
Il libro è suddiviso in capitoli che trattano, di volta in volta, le diverse situazioni verificatesi in diverse aree del mondo e orientate a dimostrare come il periodo del Caldo medioevale abbia avuto ripercussioni globali, favorevoli per alcuni, come ad esempio le popolazioni del grande nord, devastanti per altri, Maya prima di tutto.
Fargan da anche ampia descrizione anche sui metodi che hanno permesso ai ricercatori di risalire al clima dei secoli passati. Coralli, alberi, limi, e più in generale, sedimenti, vengono studiati, scavati, analizzati ovunque nel mondo, lasciando talvolta il lettore sorpreso davanti alla precisione, e soprattutto alla globale coerenza, delle informazioni ricavate.
Fargan crea un libro affascinante e talvolta suggestivo pur trattando comunque di scienza. Ogni capitolo comincia con una breve parte romanzata utile, a mio parere, a coinvolgere ulteriormente anche il lettore meno interessato. Piccole pillole di scienza pura, come la spiegazione accurata, e forse un po’ involuta, di alcuni fenomeni metereologiche come el Nino, sono poi disperse qua e la nel libro dando così una buona comprensione di quanto succede ed è conosciuto del sistema Terra.
Da “Effetto Caldo” traspaiono quindi due considerazioni fondamentali: esiste una risorsa fondamentale per l’umanità troppo spesso sottovalutata, l’acqua. Il successo, la caduta, il destino di tutte le popolazioni, di tutta l’umanità sono sempre dipesi direttamente, o indirettamente, dalla disponibilità idrica. Fargan, come è già chiaro a molti, nell’ultimo capitolo dove da le sue considerazioni sulla situazione attuale si sofferma su questo punto lasciando intendere chiaramente come nel futuro prossimo l’acqua assumerà il ruolo ora recitato dal petrolio.
In secondo luogo l’altra considerazione fondamentale: lo sviluppo sostenibile e la capacità di adattamento sono essenziali. La storia, e questo libro parla del binomio storia dell’uomo-storia del clima, spiega chiaramente come, quando in una società si superi il punto critico di sfruttamento del suolo, delle risorse, dovuto molto spesso all’incremento del tasso demografico, si hanno due possibili conseguenze, guerre di conquista oppure implosioni nella società.
“Effetto caldo” è perciò un libro davvero piacevole che ricorda in alcune sue parti “Collasso” di J. Diamond (tra l’altro i due lavorano entrambi in California). Qua è la ci sono alcune grosse imperfezioni che lasciano un po’ interdetti, però resta comunque una validissima e davvero interessante lettura.
“Stiamo freschi” di B. Lomborg – Mondadori 2008 dicembre 31, 2009
Posted by Marco in ambiente, economia, energia, libri.Tags: acqua, Al Gore, ambientalisti, ambiente, Bjorn Lomborg, clima, CO2, Copenhagen, Danimarca, desertificazione, dollari, ecologia, economia, effetto serra, emissioni, euro, ghiacci, IPCC, Kyoto, libri, mari, meeting, Mondadori, oceani, pianeta, protocollo, riscaldamento globale, saggi, terra, terzo mondo
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Il cambiamento climatico è l’argomento più trattato di quest’anno. Quindi non c’era libro più adeguato per concludere il 2009 che “Stiamo freschi” del danese B. Lomborg, una delle pochissime voci autorevolmente fuori dal coro.
Lomborg, professore associato di statistica presso l’università danese di Aarhus, deve la sua notorietà, e anche l’antipatia di molti, al suo primo lavoro, “L’ambientalista scettico”del 2001, in cui si pone, cosa che conferma anche in questo libro, in chiaro disaccordo con la corrente catastrofista-ecologista che vede nel riscaldamento globale il più grave pericolo per la nostra civiltà e per la vita sul pianeta (per farsi un’idea basti vedere il video di apertura di Copenhagen 2009).

Al Gore
In questo secondo libro Lomborg pone l’accento proprio sul protocollo di Kyoto, argomento principe dell’appena terminato meeting di Danimarca, valutandone secondo il metro dei costi/ benefici l’effettiva utilità e mettendo in luce le molte ipocrisie, soprattutto dal punto di vista politico, di coloro che del protocollo hanno fatto una panacea per i mali del pianeta e un grosso vantaggio a livello di immagine, in primis Al Gore che del fronte ambientalista è senza dubbio il maggiore e più importante esponente e l’IPPC, lo strumento creato dalle nazioni unite per valutare scientificamente la tematica del cambiamento climatico che con il tempo si è politicizzato.

Bjorn Lomborg
Lomborg non contrasta l’effettiva realtà del riscaldamento globale, cosa che sarebbe assurda viste le tantissime prove scientifiche a riguardo, ma consigliando di abbassare i toni del dibattito, che talvolta hanno raggiunto il livello dell’isteria collettiva (si riguardi nuovamente il video di presentazione di Copenhagen) e della “caccia alle streghe” (l’autore venne accusato da molti esponenti della comunità scientifica di disonestà dopo la pubblicazione de “L’ambientalista scettico”), valuta criticamente il protocollo e le previsioni di sventura per il nostro “dopo-domani” suggerendo soluzioni alternative, intelligenti ed economiche e ricordando poi come oltre al problema del clima, senza dubbio importante e mai messo in discussione dall’autore, esistano anche altre problematiche di uguale, se non maggiore, priorità come l’HIV e la malaria.
Tra una gran massa di cifre, note e percentuali il lettore troverà diversi spunti davvero interessanti e avrà, o almeno così è successo a chi scrive, l’impressione terminato il volume di non aver in mano una verità assoluta, cosa impossibile in ambito scientifico, ma la possibilità di poter vedere il tutto da un’altra, e più oggettiva, prospettiva pensando a un futuro sicuramente più tiepido ma senza atolli sommersi e catastrofi imminenti.
Problemi al gran canyon: il Colorado è sempre più a secco gennaio 29, 2009
Posted by Marco in ambiente, energia.Tags: acqua, Bush, Colorado, dighe, ecologia, ecosistemi, energia, fiumi, gran canyon, Stati Uniti
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29/01/09: dalle pagine di “Repubblica” rimbalza la notizia: il Colorado, uno dei fiumi più famosi ed importanti al mondo, è in grossi problemi. Tutto l’ecosistema di quello che forse, solo dopo il monte Rushmore e le cascate del Niagara è il monumento più amato degli Stati Uniti, è in grossi problemi.
La faccenda non è nulla di nuovo ed è comune, purtroppo, a molti fiumi: la costruzione di grandi dighe a monte per produrre energia e/o accumulare acqua dolce per diversi scopi modifica drasticamente la portata dei corsi d’acqua ed il suo regime. Questo provoca enormi problemi per chi sta a valle soprattutto se riguarda i sensibili ecosistemi fluviali. Quello che rende la situazione del fiume Colorado molto “interessante”, oltre che la cornice ambientale e la ricchezza biologica dell’area, è il meccanismo alla base del problema.
Da quanto risulterebbe pare che i rapporti preliminari per l’inizio dell’attività commissionati dal governo per un costo di circa 100 milioni di dollari e approvati lo scorso Febbraio siano stati falsificati. Il fiume Colorado ha infatti una portata naturale molto variabile in cui le piene occasionali hanno uno ruolo molto importante. Il piano di sfruttamento delle acque, al contrario, prevede una piena, avvenutalo lo scorso 2008, seguita poi da un periodo di flusso controllato fino al 2012. Questo è il nodo della discordia: secondo gli ambientalisti nei rapporti che sono stati presentati al governo risulterebbe che questo tipo di sfruttamento delle acque avrebbe un impatto molto negativo sulla zona. Tuttavia essendo stati approvati si ipotizza che le parti più scomode dei resoconti siano state trascurate oppure, addirittura, rimosse, mentre quelle meno scomode siano state “corrette”. Ovvia la gravità della faccenda nel caso in cui si dimostri la veridicità di queste ipotesi. 
Bisogna però considerare una cosa, forse ancora più grave. La presidenza Bush Jr. ha sempre dimostrato, se non con un improbabile canto del cigno finale, il più assoluto disinteresse per le tematiche ambientali. E se quindi non ci sia stata alcuna falsificazione di documenti ma solo semplice disinteresse?
di Marco Affini
