jump to navigation

“Stiamo freschi” di B. Lomborg – Mondadori 2008 Dicembre 31, 2009

Posted by calomelanoz in ambiente, economia, energia, libri.
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
add a comment

Il cambiamento climatico è l’argomento più trattato di quest’anno. Quindi non c’era libro più adeguato per concludere il 2009 che “Stiamo freschi” del danese B. Lomborg, una delle pochissime voci autorevolmente fuori dal coro.

Lomborg, professore associato di statistica presso l’università danese di Aarhus, deve la sua notorietà, e anche l’antipatia di molti, al suo primo lavoro, “L’ambientalista scettico”del 2001, in cui si pone, cosa che conferma anche in questo libro, in chiaro disaccordo con la corrente catastrofista-ecologista che vede nel riscaldamento globale il più grave pericolo per la nostra civiltà e per la vita sul pianeta (per farsi un’idea basti vedere il video di apertura di Copenhagen 2009).

Al Gore

In questo secondo libro Lomborg pone l’accento proprio sul protocollo di Kyoto, argomento principe dell’appena terminato meeting di Danimarca, valutandone secondo il metro dei costi/ benefici l’effettiva utilità e mettendo in luce le molte ipocrisie, soprattutto dal punto di vista politico, di coloro che del protocollo hanno fatto una panacea per i mali del pianeta e un grosso vantaggio a livello di immagine, in primis Al Gore che del fronte ambientalista è senza dubbio il maggiore e più importante esponente e l’IPPC, lo strumento creato dalle nazioni unite per valutare scientificamente la tematica del cambiamento climatico che con il tempo si è politicizzato.

Bjorn Lomborg

Lomborg non contrasta l’effettiva realtà del riscaldamento globale, cosa che  sarebbe assurda viste le tantissime prove scientifiche a riguardo, ma consigliando di abbassare i toni del dibattito, che talvolta hanno raggiunto il livello dell’isteria collettiva (si riguardi nuovamente il video di presentazione di Copenhagen) e della “caccia alle streghe” (l’autore venne accusato da molti esponenti della comunità scientifica di disonestà dopo la pubblicazione de “L’ambientalista scettico”), valuta criticamente il protocollo e le previsioni di sventura per il nostro “dopo-domani” suggerendo soluzioni alternative, intelligenti ed economiche e ricordando poi come oltre al problema del clima, senza dubbio importante e mai messo in discussione dall’autore, esistano anche altre problematiche di uguale, se non maggiore, priorità  come l’HIV e la malaria.

Tra una gran massa di cifre, note e percentuali il lettore troverà diversi spunti davvero interessanti e avrà, o almeno così è successo a chi scrive, l’impressione terminato il volume di non aver in mano una verità assoluta, cosa impossibile in ambito scientifico, ma la possibilità di poter vedere il tutto da un’altra, e più oggettiva, prospettiva pensando a un futuro sicuramente più tiepido ma senza atolli sommersi e catastrofi imminenti.

Kyoto, cos’è(era) e come funziona Dicembre 16, 2009

Posted by calomelanoz in ambiente, economia, energia.
Tags: , , , , , , , , , , , , ,
add a comment

Il protocollo di Kyoto è uno degli argomenti su cui si basa l’incontro di Copenhagen. Ma come funziona e cosa stabilisce e perché molti vogliono cancellarlo?

Sottoscritto l’11 Dicembre del 1997 da circa 160 paesi, il protocollo di Kyoto è un complesso accordo internazionale inerente il taglio dell’emissioni in atmosfera di sei potenti gas serra (l’anidride carbonica, il metano, l’ossido di azoto, gli idrofluorocarburi, i perfluorocarburi e l’esafluoruro di zolfo) ritenuti responsabili, secondo un gran numero di esperti, di un progressivo, e anomalo, surriscaldamento del pianeta: il Global Warming

Gli orsi polari: una delle specie più rischio secondo molti

che, secondo gli scenari dell’IPCC, il gruppo di studio internazionale delle nazioni unite sui cambiamenti climatici, dovrebbe portare ad un riscaldamento della temperatura del pianeta compreso tra l’1,1 ed i 6,4 °C entro la fine del secolo con un enorme variabilità di scenari in cui i più drammatici parlano, ad esempio, di fusione delle calotte polari con il conseguente innalzamento del livello medio degli oceani, desertificazione di vaste aree mondiali e diffusione in nuove aree di malattie tropicali. Questo se non si avrà una riduzione nei volumi di gas serra rilasciati in atmosfera da parte, soprattutto, dei paesi sviluppati.

Pale eoliche per lo sfruttamento dell'energia eolica

L’accordo stabilisce che i paesi industrializzati che lo hanno adottato, tutti tranne gli Stati Uniti dell’allora governo Bush (Clinton lo aveva in principio approvato ma poi il texano ritrattò), s’impegnino a tagliare, in un periodo compreso tra il 2008 – 2012, una quota superiore al 5% del volume dei gas serra rilasciati ai tempi del 1990. In più prevede un meccanismo di crediti/debiti per le emissioni orientato ad accompagnare verso uno sviluppo “verde” i paesi del secondo e terzo mondo. Difatti i paesi industrializzati possono ridurre le loro emissioni sia in modo diretto, aumentando l’efficienza e diminuendo i consumi e soprattutto gli sprechi, del loro apparato economico ed orientandolo verso fonti d’energia pulita; che in modo indiretto acquisendo crediti di emissione, una sorta di permesso di inquinare per determinate quantità, sviluppando in altri paesi, sia in via si sviluppo che non, progetti e strutture che portino vantaggi sia ambientali che sociali. In pratica i paesi che non vogliono/ possono ridurre le loro emissioni nei tempi stabiliti sviluppano in altri paesi strutture/ progetti che dovrebbero compensare l’inquinamento che producono “a casa loro”. In più i paesi particolarmente virtuosi che ridurranno a livelli inferiori di quelli stabiliti a priori le loro emissioni potranno vendere la loro quota in surplus a quelli che non riuscirebbero a raggiungere gli obiettivi stabiliti. Si verrebbe perciò a creare un mercato dove i gas inquinanti, sotto forma di determinate quantità scaricabili, hanno un determinato valore economico e sono trasferibili attraverso una sorta di borsa globale.

L'India: uno dei giganti industriali

Visto che l’adozione del protocollo comporta un forte impegno sia economico che politico da parte dei paesi che lo adottarono si decise, per non limitarne lo sviluppo già difficile, di non obligare a sottostare a determinate quote di emissione i paesi in via di sviluppo tra cui anche India e Cina, quest’ultime poiché ritenute, causa il loro giovane apparato industriale, non responsabili, se non di una minima parte, dei 500 miliardi circa di tonnellate, solo di anidride carbonica, riversate in atmosfera a partire dalla rivoluzione industriale di metà 19° secolo.

Bjorn Lomborg

Tuttavia il protocollo, che è entrato in vigore solo il 16 Aprile del 2005, ben 8 anni dopo la sua sottoscrizione, con la rettifica da parte della Russia attraverso cui è arrivato a interessare più del 55% (il 61,6%) delle emissioni mondiali, parametro soglia per la sua entrata in azione, ha subito trovato un gran numero di contestatori. Escludendo gli Stati Uniti, nella quale la lobby dei petrolieri, categoria alla quale apparteneva anche il presidente Bush, poco favorevole per motivi economici alle tematiche di Kyoto, una riduzione delle emissioni porterebbe ad un’ovvia contrazione nei consumi di gas e petrolio, ha un importante peso politico/economico, anche in altre parti del mondo si son alzate voci contrarie al protocollo. Tra queste una delle più note e interessanti è quella di B. Lomborg, statistico dell’Università di Aarhus. Alla base delle sue obiezioni ci sono diversi fattori tra cui gli scenari spaventosi collegati al riscaldamento globale, ritenuti per nulla attendibili e molto meno intensi di quanto spesso pubblicizzato, e la constatazione che l’approccio di Kyoto ha portato a ben pochi risultati sin’ora e sia stata piuttosto uno spreco di risorse. Secondo Lomborg, che tratta l’argomento sotto il profilo statistico/economico la migliore soluzione possibile è prima di tutto un investimento nelle tecnologie verdi, così da renderle convenienti sul mercato ed accessibili a tutti, e un intervento prioritario, soprattutto, su problemi di maggiore immediatezza come il contenimento di malattie come l’Aids e la malaria. Attraverso questo, sempre secondo lo statistico danese, si potranno avere effetti più immediati ed efficaci con un volume di sacrifici economici minori anche perché, secondo lo scienziato danese, il riscaldamente globale potrebbe esser tuttaltro che uno svantaggio.

” Il mondo senza di noi” di Alan Weisman – le aspettative disattese Novembre 20, 2009

Posted by calomelanoz in ambiente, antropologia, biologia, cibo, energia, libri.
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
add a comment

Solitamente i titoli e le copertine dei volumi hanno una certa attinenza, nel caso de “Il mondo senza di noi” edito da Einaudi la statua della libertà coperta dalle nevi vale più di mille parole e richiama il cinema in stile R. Hemmerich, una lunga sequela di costose catastrofi da “Indipendence day” al neonato “2012″ ma soprattutto “The day after tomorrow”che con il libro ci si aspetta abbia molta attinenza: ed è qui il problema.

Il libro di Weisman, uno dei più clamorosi successi degli ultimi anni nel settore della saggistica, promette di guidare il lettore in un futuro in cui la natura si riprende ciò ch’è suo e che le è stato espropriato senza mezzi termini da un mammifero troppo intraprendente e superficiale: l’uomo. L’idea di un mondo rinselvatichito, in cui le città, prima agglomerati rumorosi e frenetici, divengono deserti mausolei di un mondo che non c’è più, monumenti fatiscenti alla gloria di passati dominatori del mondo, ha un fortissimo fascino. Si pensi a film come “Io sono leggenda” ad esempio, in cui, soprattutto nel caso della versione Hollywodiana con Will Smith, l’ambientazione da sola vale tutta la pellicola.

Dal libro di Weisman mi aspettavo proprio questo: una minuziosa, certosina, magari anche pedante in alcuni casi, spiegazione, narrazione, della lenta riconquista a partire dall’istante zero attraverso i secoli. Un film mentale permeato solo di silenzio e rumori come il crepitio dell’asfalto che si rompe sotto l’attenzione di radici troppo curiose ed impietose per non ferirlo o il canto degli uccelli che hanno nidificato sugli scheletri dei grattacieli, oramai vuote scatole di metallo e calcestruzzo.

Il libro di Weisman però non è questo, o lo è solo in parte, difatti la narrazione, che è comunque gradevole, ballonzola tra l’ecologia e l’antropologia, in prevalenza, usando solo come intermezzo d’effetto gli scenari di un futuro derelitto, specifico per l’argomento trattato. Ad esempio se la narrazione verte sulle condizione perimetrale di alcune riserve naturali africani, in chiusura o in parallelo, Weisman sfrutta il connubio tra immaginazione e dati scientifici per ipotizzare cosa succedere in quella determinata zona se di colpo scomparisse il genere umano.

Il libro ha quindi una sua ciclicità narrativa fatta di:una determinata sequenza di fasi: introduzione alla zona geografica; impatto antropico su di essa; problematiche attuali; scenario futuro senza il fattore antropico. Questo metodo ha grosso pregio se applicato ad alcuni scenari straordinari come la fascia demilitarizzata tra le due Coree o l’area petrolchimica texana, ma perde molto quando si parla di aree meno interessanti come i bordi delle riserve naturali africane o gli atolli del pacifico.

Fantastica è la parte inerente Varosha, una sorta di Las Vegas cipriota abbonata dai greci e mai colonizzata dai turchi dopo la guerra che tutt’ora separa l’isola. La descrizione di una realtà come quella in cui un solo uomo cammina tra i grandi alberghi vuoti, in cui il manto stradale è andato lentamente coprendosi di fiori ed erbe, il tutto immerso nel silenzio era quello che mi aspettavo permeasse il volume e che solo in parte, memorabile anche il capitolo inerente l’energia nucleare che consiglierei di leggere a chi è a favore del piano energetico dell’attuale governo, con l’immancabile richiamo alla suggestiva vicenda di Chernobyl, purtroppo è stata realizzata. Molto spesso l’autore, al contrario, si abbandona a lunghe digressioni di antropo/ecologia di riconosciuto valore didattico ma che smorzano di molto l’eccitazione di chi legge. In più nel testo edito da Eiunaudi v’è un grossolano errore di traduzione: silicon in inglese è silicio e non silicone. Non si capirebbe altrimenti perché nella silicon valley si trovino moltissimi ingegneri elettronici e pochissime maggiorate.

In conclusione il libro di Weisman è decisamente interessante, scordatevi però l’idea di leggere di ipotetiche Tokyo silenziose, New York rinselvatichite e Venezie sommerse, scenari decisamente fantastici e suggestivi ma forse troppo astratti per un saggio con le aspirazioni, forse, del romanzo di fantascienza, ma che saggio è, e resta comunque.

Intervista ad Angelo Sommaruga Maggio 19, 2009

Posted by calomelanoz in ambiente, biologia, cibo, interviste, salute.
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
2 comments

Non ero mai entrato in una cereria. Figurarsi poi farci un’intervista, il rumore dei macchinari al lavoro ed il profumo della cera d’api fusa rendevano quella una sede un po’ “originale” per scambiare quattro chiacchiere con qualcuno. Nessun luogo però sarebbe stato migliore di qAngelo Sommarugauesto visto che si parlava con Angelo Sommaruga, uno dei più importanti apicultori del Verbano. La sua cereria Nord, attiva da più di vent’anni, è divenuta con il tempo un luogo di riferimento per gli apicultori della zona prima,  a livello nazionale, ora. Per questo motivo il sig. Sommaruga è uno dei più importanti collaboratori al progetto “nidi d’ape” sviluppato dall’ITI Cobianchi di Verbania che punta a far luce sullo stato delle popolazioni di apoidei nel Verbano Cusio Ossola e su come la CCD, la grande crisi delle api, abbia colpito anche la lontana provincia piemontese. In quest’intervista il sig. Sommaruga fa il punto sulla situazione nazionale, sulle possibili cause del problema e ci spiega cos’è un apoideo e perché questi piccoli animali siano così importanti per l’uomo e per l’ambiente.

“Collasso” di Jared Diamond Febbraio 18, 2009

Posted by calomelanoz in ambiente, libri.
Tags: , , , , , , , , , ,
add a comment

Dal confronto con le civilità del passato una possibile ipotesi per il nostro futuro?

Quando si pensa all’antichità vengono in mente enormi edifici, popolose città e grandi vicende di battaglie e uomini leggendari. Spesso poi ci si domanda come sia stato possibile che popoli così lontani nel tempo abbiano potuto far nascere imperi caduti poi nella polvere fino ad esser qualche volta addirittura dimenticati. Proprio la decadenza da spesso a lontane civiltà fascino e mistero. Si ritorna così a riflettere sulle rovine di Machu Pichu, a pensare come potesse esser Babilonia o ai costruttuori dei Moae dell’isola di Pasqua per poi, di nuovo domandarsi:

- ma perché se son stati capaci di fare queste cose poi sono scomparsi? Saremo noi i prossimi?Moae dell'isola di Pasqua

Collasso - Jared Diamond - Einaudi

Bene, il libro di cui scrivo oggi, “Collasso” edito da Einaudi, parla proprio di quest’ultima e affascinantissima dinamica: come le società “scelgono” di vivere o morire. L’autore, Jared Diamond, è un importante professore universitario di Los Angeles con il pallino della divulgazione, “hobby” che sa sviluppare molto bene (con “Armi, acciao e malattie”, di cui vi prometto la futura recensione, ha vinto nel ‘98 numerosi premi tra cui il Pulitzer per la saggistica) affronta la questione analizzando alcune civiltà particolarmente “sfortunate” del passato (l’isola di Pasqua, gli Anasazi, i Maya, i Vichinghi groelandesi) ponendole in relazione a cinque parametri: danni ambientali, cambiamenti climatici, ostilità dei popoli vicini, presenza di partner commerciali e la capacità della società di rispondere ai problemi ambientali.

Il libro è molto interessante soprattutto nella prima parte in cui il richiamo a grandi tragedie del passato è davvero forte e suggestivo, il quadro degli ultimi giorni dell’isola di Pasqua e dei vichinghi islandesi mi ha davvero colpito molto. Con approccio metodico (narrazione delle vicende passate basate su dati antropologici, archeologici…e conclusione con considerazione della popolazione rispetto ai cinque parametri) Diamond porta molta luce su alcune tragedie del passato e del presente, nel libro infatti viene anche affrontata l’agghiacciante vicenda del Ruanda degli anni ‘90. Si verrà così a sapere che gli abitanti dell’isola di Pasqua furono abbastanza sfortunati mentre i vichinghi della Groelandia eccessivamente ottusi.

Dopo la parte iniziale orientata al passato, da remoto a sempre più recente, l’autore passa al presente scrivendo di due nazioni, Cina ed Australia, che si trovano, per motivazioni simili, al limite del disastro ambientale, e dell’isola d’Ispaniola su cui due paesi dall’origine comune, Haiti e Santo Domingo, si trovano ora in condizioni profondamente diverse sia a livello economico che, soprattutto, a livello ambientale a causa delle diverse scelte economiche fatte in passato dai due governi. Ne risulta una serie sorprendente di analogie con il passato di cui si è letto alcuni capitoli prima un po’ come a dire “la storia è ciclica e più si cambia più si resta sempre gli stessi”.

In ultimo Diamond motiva i diversi atteggiamenti di alcune grandi industrie dei settori a magJared Diamondgior impatto ambientali (petrolio, metalli, legno e pesce) portando esempi di scelte illuminate e non, dando motivazioni molto pragmatiche su come mai alcuni settori siano più restii di altri a preoccuparsi per l’ambiente. Il settore economico ovviamente è i principale argomento e la posizione dello scrittore che non demonizza le grandi industrie come molti farebbero, ma ne analizza attentamente le motivazioni e il modo di agire è davvero acuto e da spunti di riflessione al lettore senza “ fare di tutta l’erba un fascio”.

In chiusura, con un velato ottimismo che, per certi aspetti, ci si potrebbe non aspettare, in fin dei conti il titolo non è proprio dei più ottimisti, l’autore da un’ipotesi di sviluppo futuro e da alcuni consigli, più civici che altro, al lettore per “dare una mano”.

Un bel libro, interessante e acuto da cui s’intende come l’idea di sviluppo sostenibile prima di nuove tecnologie, ogm ed altro ancora sia forse l’unica vera risposta ai nostri problemi ambientali.

Recensione di “la scomparsa delle api” di Sylvie Coyaud Gennaio 26, 2009

Posted by calomelanoz in libri.
Tags: , , , , , , , , , , , , , ,
add a comment

26/01/09 – Da un po’ di tempo mi sto informando sul problema della scomparsa delle api, una questione dai tratti sylvie-coyaud-la-scomparsa-delle-apiquasi misteriosi che riguarda uno degli animali più noti e apprezzati. Così vagando sulla rete in cerca di articoli, un po’ guardando in giro in libreria mi è capitato sott’occhio questo volume edito da Mondadori. Tempo un mese e lo ho avevo già noleggiato in biblioteca…tempo tre settimane circa ed il libro era già terminato…

L’autrice del libro, una Parigina molto in gamba, da anni lavora nel settore della divulgazione scientifica sia su carta stampata che in radio e ciò è evidente dal tono del libro che, in molte sue parti, somiglia ad un’ inchiesta giornalistica in stile Erin Brokovich (ad esempio la faccenda pesticidi/ Bayer o quella Exxon/ riscaldamento globale. Il libro è strutturato in modo molto preciso ed ordinato con una suddivisione in capitoli molto rigorosa in cui, dopo i primi in cui si ha una necessaria introduzione al problema e una efficace descrizione del rapporto ape/ uomo, davvero “spassoso” quello sull’ape come simbolo di operosità, si passano al vaglio accuratamente – solo la faccenda delle onde elettromagnetiche mi ha lasciato un po’ deluso ma può darsi che gli studi a riguardo siano davvero pochi e quindi sia poco il materiale a disposizione – le diverse ipotesi sulla causa della grande moria (OGM, pesticidi, riscaldamento globale, onde elettromagnetiche, parassiti). Qui spesso, oltre ad esporsi lasciando intendere come la pensi sulla veridicità delle diverse teorie, divaga molto andando a trattare anche di questioni bioetiche, economiche e politiche, dando così una visione d’insieme molto più ampia ma forse non necessaria anche se interessante.sylvie-coyaud

Nella spiegazione delle varie tematiche ci sono frequenti spaccati d’interviste agli addetti ai lavori, da ricercatori a semplici apicultori, che consentono al lettore d’immedesimarsi, vale soprattutto per i secondi, potendo così comprendere l’importanza del problema ed i suoi numeri spaventosi (sia in milioni di euro e dollari, che in percentuali di vittime).

Negli ultimi due capitoli il libro perde un po’ tuttavia. Chiusa la parte inerente le cause della crisi, si ha dapprima uno spaccato davvero molto interessante riguardo la società ed il comportamento delle api svelandone alcune caratteristiche davvero notevoli, che forse poteva esser più adatto nella parte iniziale del testo invece che alla fine dove mi sembra un po’ fuori contesto. Poi nell’ultimo la Coyaud prova a dare un’idea di un possibile futuro in cui, se non ho frainteso, ipotizza come l’uomo potrebbe ovviare all’assenza delle api, scenario che mi sembra quasi certo per l’autrice, e come potrebbe, con soluzioni da reale fantascienza, cercare di tamponare il progressivo riscaldamento planetario.

Quest’ultima parte, nonostante sia molto affascinante mi ha lasciato un po’ perplesso. Sinceramente alcune ipotesi mi sono sembrate un poco strampalate, tipo quella degli ombrellini spaziali per riflettere i raggi solari, e mi é parso che proprio verso la fine forse si sia un poco usciti dal problema CCD (la sindrome che sta decimando le api) passando al tema più generale del global warming. Nonostante ciò si tratta di un libro davvero gradevole ed interessante che mi sento di consigliarvi per avere una visione molto ampia del problema.

di Marco Affini

La scomparsa delle api: una ricerca in Piemonte Gennaio 3, 2009

Posted by calomelanoz in ambiente, biologia.
Tags: , , , , , , , , ,
1 comment so far

Nel Verbano Cusio Ossola sta per partire un interessate studio con l’obiettivo di capire come e perché le nostre api stanno morendo

01/ 01/ 2009 -

Da circa un paio d’anni una forte moria sta decimando la popolazione mondiale di molti impollinatori, soprattutto le api. Questo è un problema che può avere ripercussioni sempre più forti con il procedere del tempo. Meno apoidei (il gruppo che contiene api e bombi, ad esempio) portano ad un maggior costo dei prodotti alimentari come frutta e verdura nonchè alla perdita di una grossa fetta della biodiversità a livello degli insetti. Inoltre questi animali sono essenziali per le piante perché con il trasporto dei pollini sono responsabili direttamente della loro riproduzione. ApeAll’origine di questa decimazione globale si pensa che ci possano esser diverse motivazioni:  nuovi parassiti, l’inquinamento delle aree metropolitane, le onde elettromagnetiche dei cellulari e altro ancora.

Proprio per cercare di capire cosa realmente ha provocato tutto ciò (nei soli Stati Uniti le stime parlano della scomparsa di un terzo di questi preziosi animali), in Piemonte sta per partire un piccolo progetto di ricerca, chiamato “Nidi d’ape”, della durata di tre anni che vedrà coinvolti i ragazzi della 3° A e B del corso Biologico dell’ITI Cobianchi di Verbania, l’Ente Parchi e Riserve del Lago Maggiore ed il laboratorio Cereria Nord di Verbania. L’idea di fondo è cercare di capire cosa possa aver causato questo fenomeno valutando come la biodiversità di questi animali sia cambiata nel tempo attraverso una serie di censimenti delle specie presenti.

Il progetto “Nidi d’ape”  prevede la deposizione nel mese di Marzo di alcuni nidi in determinate aree della provincia del V.C.O. Questi saranno controllati ad intervalli regolari fino a Settembre/ Ottobre rilevando così quali specie di apoidei li abbia colonizzati. Il tutto sarà ripetuto anche nel 2010. Alla fine del progetto si dovrebbero così poter fare una stima delle popolazioni di questi preziosi animali ed il loro stato di salute nell’area del V.C.O. nonchè ipotizzare quali cause possano aver provocato questa forte moria.

Trailer di Going North Dicembre 11, 2008

Posted by calomelanoz in ambiente.
Tags: , , , , , , ,
add a comment

eccovi il trailer di Going North, il film di E. Manghi, un documentarista italiano che ha vinto con questo film l’edizione 2006 del Festival Internazionale del cinema scientifico a Pechino.

Il film parla di come le specie animali stiano rispondendo al riscaldamento generale del clima con una immensa e costante migrazione verso Nord…

Spero che immagini siano di vostro gradimento come lo sono per me!

Guardando lontano: un problema di nome Litio Novembre 14, 2008

Posted by calomelanoz in economia.
Tags: , , , , , ,
add a comment

in futuro il litio potrebbe condizionare l’economia mondiale

13/11/08 – Petrolio e metano. Da circa una decina d’anni queste due parole sono alla base di molte discussioni su scenari geopolitici, crisi diplomatiche, inquinamento e molti altri argomenti ancora. Ora a causa dei tanti allarmi e allarmismi sul riscaldamento globale ed allo stretto legame tra andamento dell’economia e costo di queste due preziose risorse nonché la dipendenza che queste portano ad avere verso paesi politicamente instabili o discutibili, come Libia e Russia ad esempio, la parola d’ordine è guardare altrove. Nuove risorse. Più pulite, più disponibili, con un peso minore per l’ambiente e per l’economia. Centrali eoliche, a biomassa, pannelli solari, più energia elettrica e in secondo piano, a causa di un pesante handicap di nome scorie, il nucleare; queste dovrebbero esser le risposte future. Con il risultato delle presidenziali statunitensi, che hanno visto vincere la parte democratica, anche il gigante-inquinante americano potrebbe passare ad un politica verde facendo partire una corsa agli investimenti nel settore delle energie verdi cominciata un po’ in sordina nel resto del mondo e che alcuni vedono come la fune cui attaccarsi per uscire dalle sabbie di questa grande depressione economica in atto.

Con lo sviluppo e la domanda di un nuovo tipo di materie prime il peso politico di molti paesi, si pensi a quelli dell’OPEC, potrebbe scendere a favore di altri portando ad un rimescolamento della politica internazionale creando così nuove aree di ricchezza e benessere ma anche nuovi problemi. Uno di questi è incentrato sul Litio, un metallo alcalino fondamentale per la costruzione di componenti elettronici come le batterie per notebook, cellulari e, soprattutto, per le auto elettriche del futuro. Più del 50% di giacimenti utilizzabili di Litio però, che di per se non è raro, si trovano nel Salar de Uyuni,  la più grande distesa salata del mondo, un’area ad alta protezione ambientale in Bolivia. Il paese, retto dal presidente-indio Evo Morales Evo Moralesfautore del socialismo indigeno, è uno dei più poveri del continente e per molti secoli ha visto le proprie risorse depredate dalle grandi aziende occidentali. Il nuovo presidente ha attuato così una forte politica nazionalista, che nello spirito di rivalsa ha uno dei suoi punti fermi, soprattutto per lo sfruttamento delle risorse naturali. Questo fa sì che, nel caso in cui le strade del futuro saranno percorse da macchine elettriche, gli occhi del mondo si sposteranno dal medio oriente alle Ande dove nuovi sultani dal sangue Inca potranno dettare le regole del gioco.

di Marco Affini