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Il dromedario devastatore Luglio 29, 2009

Posted by calomelanoz in ambiente, biologia.
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Se si pensa al continente degli aborigeni vengono in mente koala, ornitorinchi e canguri ma i dromedari proprio no. Ed invece proprio il simbolo del deserto, l’animale con le gobbe è diventato con il tempo addirittura un grosso problema per il paese.

L’Australia già in passato ha avuto grandi problemi legati ad alcune specie importate. L’esempio più noto è quello dei conigli. Animali innoqui e simpatici con quelle grandi orecchie e l’andatura salterina nessuno potrebbe immaginare come un pericolo. Invece dal 1788, anno nel quale incominciarono ad esser importati in Australia, i conigli hanno cominciato a riprodursi in modo esponenziale diventando in poco tempo una calamità per  l’agricoltura del paese (si parla di milioni di euro di danni), per la biodiversità, hanno provocato l’estionzione di diverse specie, e per il sensibile ecosistema australiano. E se di conigli, che vennero importati per far sentire meno lontani da casa i lord inglesi che avevano attraversato l’emisfero, non v’e n’eran abbastanza ora ci si son messi pure i dromedari.

Uno del milione di dromedari australiani

Uno del milione di dromedari australiani

La curiosa storia del dromedario australiano ha inizio intorno alla metà dell’800 quando molti di questi animali vennero importanti dalla Canarie, dallo Yemen e dall’Iraq per esser impiegati nelle missioni di esplorazione del paese, più tardi poi trovarono grande impiego come mezzo di locomozione e trasporto durante la costruzione della grande linea teleferica che collegava Adelaide a Darwin attraversando il continente da nord a sud per 2500 Km. Intorno ai primi del ‘900 l’impiego dei dromedari era così comune nel paese che vennero addirittura creati dei reggimenti cammelati poi impiegati in medio Oriente durante la prima guerra mondiale. Il successo nell’uso del dromedario e non altri animali come ad esempio i cavalli era dovuto alla grande resistenza alla fatica, al calore e alla mancanza di acqua di questi “trattori del deserto”, condizioni tipiche, oltre che di aree come il medio Oriente, anche di molte zone interne dell’Australia. Tuttavia intorno agli anni ‘20, con l’avvento dei mezzi motorizzati e la costruzione di diverse ferrovie, l’importanza di questi animali diminuì sempre più sino a chè i dromedari non vennero abbandonati a sè. Trovando un ambiente favorevole e la totale mancanza di predatori i dromedari cominciarono a moltiplicarsi fino ad arrivare al milione di individui attuale.

Pur non essendo una calamità del livello dei conigli i dromedari hanno un pesante impatto sull’ambiente a causa della loro voracità e della loro elasticità alimentare. Per questi animali infatti son commestibili più dell’80% delle specie esistenti nel paese che sottoposte alle “attenzioni” di quel milione di individui in alcuni casi son addirittura a rischio di estinzione. In più proprio l’azione dei dromedari sulla vegetazione porta ad una maggiore erosione del suolo e quindi alla desertificazione del paese. Per questo motivo ora in Australia è in corso un dibattito politico su come risolvere la questione dromedario. Son già stati stanziati da parte del ministero federale per l’Ambiente 19 milioni di dollari australiani per affrontare il problema: “I cammelli andranno ridotti fino ad averne uno solo per chilometro quadrato. Questo dovrebbe permetterci di contenere i danni entro limiti accettabili – dice a “La Stampa” Glen Edwards, ricercatore al Dipartimento dell’Ambiente e delle Risorse naturali di Alice Springs. Tra le opzioni più gettonate c’è quella di abbatterli dall’alto con gli elicotteri o di incentivarne la caccia organizzando anche dei safari, ma il successo dipende se le autorità aborigene daranno il permesso di caccia nelle zone sacre.

Il bicchiere mezzo pieno

Tuttavia proprio la situazione potrebbe esser il volano necessario alla giovane industria australiana del dromedario. Esatto, in Australia da qualche anno è nata una fiorente industria che sfrutta questi animali per diversi scopi, dalle esportazioni sia di animali vivi, nei paesi arabi partecipano alle corse, che di prodotti derivati, soprattutto carne. Ora che i dromedari son in sovrannumero il loro sfruttamento potrebbe aumentare con il benestare sia degli aborigeni che degli ambientalisti.

Comunque vada a finire la cosa resta evidente un fatto: l’Australia è il migliore esempio di cosa voglia dire pagare per le cattive scelte nel campo dell’ambiente fatte in passato. Un’ulteriore prova tangibile dell’importanza dell’idea di sviluppo sostenibile.

Il grande libro a cielo aperto Ottobre 29, 2008

Posted by calomelanoz in antropologia.
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una spedizione nel nord dell’Australia ritrova un immenso sito di pitture rupestri

28/10/08 – cosa fareste se durante una camminata ritrovaste per caso una capsula del tempo? Sì, uno di quei contenitori in cui qualcuno ha voluto lasciare ai posteri, che in questo caso sareste voi, uno spaccato della sua vita e degli anni in cui ha vissuto. Probabilmente sareste affascinati e v’interroghereste su come doveva esser vivere in quegli anni. Bene, questo avranno probabilmente fatto anche Paul Tacon

ed i suoi colleghi della Griffith University del Queensland quando, guidati da un anziano aborigeno, hanno riscoperto qualche settimana fa, un immenso sito di arte rupestre nella regione dell’Arnhem land nel nord dell’Australia.

Riscoperto perché una parte di questo immenso sito era nota già negli anni ‘70 ma poi, causa lo scarso interesse nei suoi confronti, era stata dimenticata.

Ma cosa rende questa riscoperta così importante?

Prima di tutto il numero di aree archeologiche individuate, circa un centinaio, che lo rende uno dei siti di arte rupestre più grandi al mondo.

Secondo: la datazione. Il sito infatti, a quanto sembra, incominciò ad esser impiegato dagli artisti aborigeni intorno ai 15 mila anni fa, in piena preistoria, per esser abbandonato solo negli anni cinquanta. Tutto ciò fa sì che questo immenso insieme di pitture, disegni, ritratti, possa esser considerato come un immenso libro illustrato a cielo aperto della storia della cultura aborigena e del continente australiano. È possibile infatti ricostruire i primi contatti che gli aborigeni ebbero con gli esploratori occidentali (inglesi ed olandesi), con i missionari e con i coloni inglesi, nonché, e questo soprattutto ha portato nuova luce sul mondo aborigeno, con le altre culture vicine. Si credeva infatti che gli aborigeni fossero estremamente chiusi ed isolati ma, al contrario, dai dipinti risultano evidenti frequenti contatti con le popolazioni della vicina Indonesia già in tempi antichi.

Vi sono poi molte pitture di animali che permettono di capire come sia cambiata la fauna australiana con il tempo e scene di vita sociale, nonché di scontri, che danno importanti informazioni sulla cultura aborigena e su vicende così remote da esser state dimenticate anche dai più anziani ma non dalla dura roccia scalfita dalle attente mani di questi artisti del passato.

Di M. Affini