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Intervista a Federico e Teresa giugno 19, 2010

Posted by Marco in ambiente, biologia.
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Dopo un anno e poco più la “Crisi delle Api” sembra esser un ricordo lontano e sbiadito perché ora si parla più che altro di  vulcani islandesi, ceneri e, ad ogni terremoto, di tsunami. Continuano però gli studi dei ricercatori su quanto accaduto. Tra questi anche il progetto “Nidi d’ape” del Cobianchi. I ragazzi dell’ITI di Verbania hanno infatti cominciato a verificare il contenuto delle capannine di censimento che hanno piazzato in alcune aree del Verbano – Cusio – Ossola.

Teresa & Federico ci raccontano com’è andata.

Il dromedario devastatore luglio 29, 2009

Posted by Marco in ambiente, biologia.
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Se si pensa al continente degli aborigeni vengono in mente koala, ornitorinchi e canguri ma i dromedari proprio no. Ed invece proprio il simbolo del deserto, l’animale con le gobbe è diventato con il tempo addirittura un grosso problema per il paese.

L’Australia già in passato ha avuto grandi problemi legati ad alcune specie importate. L’esempio più noto è quello dei conigli. Animali innoqui e simpatici con quelle grandi orecchie e l’andatura salterina nessuno potrebbe immaginare come un pericolo. Invece dal 1788, anno nel quale incominciarono ad esser importati in Australia, i conigli hanno cominciato a riprodursi in modo esponenziale diventando in poco tempo una calamità per  l’agricoltura del paese (si parla di milioni di euro di danni), per la biodiversità, hanno provocato l’estionzione di diverse specie, e per il sensibile ecosistema australiano. E se di conigli, che vennero importati per far sentire meno lontani da casa i lord inglesi che avevano attraversato l’emisfero, non v’e n’eran abbastanza ora ci si son messi pure i dromedari.

Uno del milione di dromedari australiani

Uno del milione di dromedari australiani

La curiosa storia del dromedario australiano ha inizio intorno alla metà dell’800 quando molti di questi animali vennero importanti dalla Canarie, dallo Yemen e dall’Iraq per esser impiegati nelle missioni di esplorazione del paese, più tardi poi trovarono grande impiego come mezzo di locomozione e trasporto durante la costruzione della grande linea teleferica che collegava Adelaide a Darwin attraversando il continente da nord a sud per 2500 Km. Intorno ai primi del ’900 l’impiego dei dromedari era così comune nel paese che vennero addirittura creati dei reggimenti cammelati poi impiegati in medio Oriente durante la prima guerra mondiale. Il successo nell’uso del dromedario e non altri animali come ad esempio i cavalli era dovuto alla grande resistenza alla fatica, al calore e alla mancanza di acqua di questi “trattori del deserto”, condizioni tipiche, oltre che di aree come il medio Oriente, anche di molte zone interne dell’Australia. Tuttavia intorno agli anni ’20, con l’avvento dei mezzi motorizzati e la costruzione di diverse ferrovie, l’importanza di questi animali diminuì sempre più sino a chè i dromedari non vennero abbandonati a sè. Trovando un ambiente favorevole e la totale mancanza di predatori i dromedari cominciarono a moltiplicarsi fino ad arrivare al milione di individui attuale.

Pur non essendo una calamità del livello dei conigli i dromedari hanno un pesante impatto sull’ambiente a causa della loro voracità e della loro elasticità alimentare. Per questi animali infatti son commestibili più dell’80% delle specie esistenti nel paese che sottoposte alle “attenzioni” di quel milione di individui in alcuni casi son addirittura a rischio di estinzione. In più proprio l’azione dei dromedari sulla vegetazione porta ad una maggiore erosione del suolo e quindi alla desertificazione del paese. Per questo motivo ora in Australia è in corso un dibattito politico su come risolvere la questione dromedario. Son già stati stanziati da parte del ministero federale per l’Ambiente 19 milioni di dollari australiani per affrontare il problema: “I cammelli andranno ridotti fino ad averne uno solo per chilometro quadrato. Questo dovrebbe permetterci di contenere i danni entro limiti accettabili – dice a “La Stampa” Glen Edwards, ricercatore al Dipartimento dell’Ambiente e delle Risorse naturali di Alice Springs. Tra le opzioni più gettonate c’è quella di abbatterli dall’alto con gli elicotteri o di incentivarne la caccia organizzando anche dei safari, ma il successo dipende se le autorità aborigene daranno il permesso di caccia nelle zone sacre.

Il bicchiere mezzo pieno

Tuttavia proprio la situazione potrebbe esser il volano necessario alla giovane industria australiana del dromedario. Esatto, in Australia da qualche anno è nata una fiorente industria che sfrutta questi animali per diversi scopi, dalle esportazioni sia di animali vivi, nei paesi arabi partecipano alle corse, che di prodotti derivati, soprattutto carne. Ora che i dromedari son in sovrannumero il loro sfruttamento potrebbe aumentare con il benestare sia degli aborigeni che degli ambientalisti.

Comunque vada a finire la cosa resta evidente un fatto: l’Australia è il migliore esempio di cosa voglia dire pagare per le cattive scelte nel campo dell’ambiente fatte in passato. Un’ulteriore prova tangibile dell’importanza dell’idea di sviluppo sostenibile.

Quando un cataclisma salvò il pianeta gennaio 7, 2009

Posted by Marco in ambiente.
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circa 700 m.a. il pianeta fu sommerso dai ghiacci a causa di un’immensa glaciazione. Solo un cataclisma riuscì a contrastare il fenomeno.

07/01/09 – La terra è un pianeta variabile, in costante cambiamento, e proprio ora ce ne stiamo accorgendo. Dopo un periodo relativamente stabile il pianeta si sta scaldando a causa di tanti fattori diversi tra cui, anche, l’attività dell’uomo. Già prima della presenza umana il pianeta è andato incontro a moltissimi mutamenti. Migliaia di anni fa, ad esempio, proprio il genere Homo fu aiutato da immensi cambiamenti climatici: le glaciazioni.

A causa della crescita dei ghiacci infatti il livello dei mari si abbassò di molto e questo fece sì che i nostri avi colonizzassero nuove aree del mondo come ad esempio il continente americano o l’Australia.Terra congelata

Questi cambiamenti, agli occhi di un uomo, possono sembrare eventi immensi ed eterni. Un grande ghiacciaio che dal polo nord arriva direttamente fino alle Alpi Svizzere, oppure un’altra immensa calotta glaciale che copra tutto il Canada ed un pezzo di Stati Uniti, il tutto per migliaia di anni, sono qualche cosa di inimmaginabile. Tuttavia per il pianeta questi sono cambiamenti comuni. Difatti le glaciazioni si verificano, quasi puntualmente, ad intervalli regolari e per alcuni ricercatori possono quasi venire intese con una sorta di “resetaggio” del pianeta. In passato è capitato però che questo “reset” sia stato molto vicino ad un drastico “arresto di sistema”.

Tra gli 800 ed i 600 m.a. si verificarono una serie di enormi glaciazioni. Un paio di queste portarono la terra ad esser molto diversa da quella che è ora. All’origine di tutto vi furono forti anomalie climatiche, grandi precipitazioni soprattutto, che portarono ad un innalzamento dell’albedo (la capacità di un corpo di riflettere la luce senza assorbirne il calore) a livello dei tropici. Questo fatto portò ad un raffreddamento generale visto ch eil pianeta assorbiva meno calore, quindi ad un aumento della copertura nevosa che a sua volta (la neve ha un albedo molto alto) incrementò ancora di più l’albedo del pianeta. L’effetto fu così forte che la superficie del pianeta si raffreddò talmente da pirtare alla nascita d’enormi calotte glaciali che dai poli arrivarono sino all’equatore.

La terra era divenuta un pianeta ghiacciato con una temperatura media di circa 2°C. Probabilmente non tutto il pianeta congelò: alcune zone oceaniche rimasero libere dai ghiacci divenendo oasi in quel grande deserto freddo che si era andato a creare. Rifugi in cui i sopravvissuti trovarono riparo. Mai forse la vita sul pianeta arrivò ad una fase tanto critica.

eruzione vulcanicaTutto durò per circa 100 m.a. fino a quando una serie di potenti eruzioni vulcaniche (alcuni pensano anche all’impatto di un meteorite) rilasciarono nell’atmosfera volumi sufficienti di CO2, vapore acqueo e metano che portarono ad un forte effetto serra che contrastò l’albedo glaciale. Il pianeta cominciò così a scaldarsi lentamente, i ghiacci si ritirarono e molti dei nutrienti che vi erano intrappolati vennero liberati nelle acque oceaniche portando ad un esplosione di vita negli oceani. Molto ossigeno venne liberato nell’atmosfera dagli organismi fotosintetici e la superficie del pianeta, in circa 1000 anni, ritornò ad esser vivibile. A questo evento segue, infatti, l’esplosione del Cambriano in cui vi fu un incredibile boom delle forme di vita.

Chi l’avrebbe detto: la vita sulla terra fu salvata da un cataclisma che ne annullò un altro.

Di Marco Affini

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