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A volte ritornano settembre 22, 2009

Posted by Marco in ambiente, biologia.
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Dopo quasi trent’anni ai piedi della Torre Eiffel son ritornati i salmoni

«Gli esemplari che risalgono la Senna sono sempre più numerosi. E quest’anno siamo arrivati a livelli inimmaginabili: più di mille salmoni hanno attraversato Parigi» se non fosse che la fonte della notizia è Bernard Breton, segretario generale della Federazione transalpina della pesca, l’idea di migliaia di salmoni, uno dei pesci tipici per antonomasia delle acque limpide e pulite del grande nord, dalla Scozia alla Norvegia, a zonzo per le acque ai piedi dell a torre Eiffel avrebbe dell’onirico. Invece, au contraire, non è così e lo dimostrano le testimonianze dei soddisfattissimi pescatori transalpini che dal pescare molta acqua, per di più putrida, son passati a catturare animali come quello preso a Suresnes, alle porte di Parigi, il primo esemplare in oltre 70 anni catturato così vicino alla metropoli.

salmoni nella Senna

salmoni nella Senna

La Senna, uno dei tanti simboli della capitale francese, era stato sempre un fiume molto pescoso poi tra il XX e il XIX secolo l’aumento delle dighe e la creazione di altri ostacoli alla risalita dei grandi pesci e soprattutto i livelli intollerabili di inquinamento avevano spopolato le acque di Parigi. Ora invece, grazie ad un’accorta politica di riduzione degli scarichi e tutela delle acque fluviali, in poco meno di 15 anni i livelli di inquinamento sono tornati a livelli tollerabili. «Fino al 1995 – spiega al “corriere della sera” un soddisfatto Breton – registravamo tra le 300 e le 500 tonnellate di pesce che morivano nel fiume a causa dell’inquinamento. Poi gradualmente la situazione è cambiata in maniera rivoluzionaria». Ora ai piedi della Torre, nelle acque di un fiume tornato alla vita i salmoni hanno ripreso a nuotare insieme ad altre 32 specie, simbolo di come la natura non porti rancore ai misfatti del genere umano ma, per certi aspetti, se messa nelle giuste condizioni, gli perdoni tutto.

Ovest – Est: l’autostrada blu giugno 19, 2009

Posted by Marco in ambiente, economia.
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nei progetti del governo un ritorno al passato: il Po’ navigabile

I trasporti nazionali hanno alcuni problemi: i treni son sempre più in ritardo e son poco affidabili mentre le autostrade son bloccate dal traffico e dai lavori in corso. Inoltre i carburanti costano molto e l’inquinamento di alcune città è sempre a livelli altissimi. Questi alcuni dei motivi che stanno all’origine di un progetto che sa di antico: ripristinare attraverso un maxi progetto la navigabilità del più lungo fiume italiano: il Po’.

Il progetto, proposto dall’Agenzia del fiume, sarà basato su una serie di chiuse e che consentirà, nelle aspettative dei progettisti, di collegare Milano al fiume creano un porto fluviale, si parla di Truccazzano, e la messa a regime delle acque del fiume. Secondo i progettisti la navigazione dovrebbe esser fattibile sino alle navi di classe quinta, navi dalle dimensioni imponenti che potrebbero quindi trasportare grandi quantità di materiali alleggerendo così il traffico autostradale.

Le quattro chiuse dovrebbero sorgere nelle zone tra Cremona, Parma, Mantova, Borgoforte nei pressi della confluenza con il Mincio, e se ne ipotizza un’altra nei pressi di Rovigo.

Il progetto è davvero colossale e si stima che costerà 1 miliardo e 300 milioni di euro. Nei piani dei progettisti sarà completato entro il 2018 ed il costo  sarà ripagati entro il 2024 attraverso la produzione di energia da quattro centrali che saranno alimentate dalla caduta dell’acqua dagli sbarramenti che avranno l’altezza di alcuni metri. L’energia prodotta sarà di circa 930 Gwh all’anno corrispondenti a circa il 2% dell’energia rinnovabile nazionale.

Una ulteriore ricaduta positiva, a quanto sostengono i favorevoli al progetto, dovrebbe esser la stabilizzazione delle falde idriche compromesse in passato dal grande prelievo di materiale che ha abbassato anche il livello medio del grande fiume. Inoltre la stabilizzazione, con un innalzamento medio, del livello del fiume dovrebbe secondo le aspettative del ministro Castelli, la Lega Nord ha appoggiato appieno il progetto anche perché riguardo uno dei simboli storici del Nord e soprattutto del concetto di Padania, aiutare l’agricoltura e favorire il raffreddamento di due centrali termoelettriche nei pressi. Tuttavia l’innalzamento del livello del fiume avrebbe un grosso inconveniente ecologico poiché molte aree di golena, zone di grande pregio faunistico ed ecologico perché ospitano numerossisime specie importanti, tornerebbero ad esser in piena comunicazione con il corso del fiume venendo così cancellate. Per di più la costruzione degli sbarramenti, dovrebbero essere delle vere e proprie chiuse, danneggerebbe pesantemente, a meno che non siano impiegati accorgimenti adatti come le “rampe di risalita”, la fauna ittica del fiume. Questo riguarda soprattutto i pesci migratori i quali non potrebbero muoversi lungo il fiume a causa delle chiuse. Questa non è una teoria perché già ora la fauna ittica del Po’, anche a causa di altri fattori come l’inquinamento e le specie esotiche, si è molto impoverita. Basta pensare che cinquantanni fa a Pavia, nella zona del ponte coperto abitavano i pescatori di storioni.

Oltre alle problematiche ecologiche c’è un grosso problema fondamentale: il trasporto fluviale, che è certamente economico e di minor impatto in termini di inquinamento, ha una grossa pecca, la lentezza. La velocità di trasporto delle merci sarebbe molto lenta e questo limiterebbe la domanda “soltanto a pochi tipi di merci, povere e pesanti, che non hanno problemi di deperibilità e di velocità di consegna. Beni come carbone, mattoni, legname, sabbia, in cui l’economicità del trasporto è cruciale” dice Marco Ponti del politecnico di Milano “inoltre l’utilizzo delle vie d’acqua a questo scopo è in grave crisi anche nei Paesi, come Francia e Germania, in cui c’è un’antica tradizione e infrastrutture ammortate da tempo”.

Restano quindi dei dubbi importanti sull’utilità del progetto. Chi non li ha è il leader del partito dalle cravatte verdi che nei suoi comizi ripete spesso “Il nostro grande fiume tornerà navigabile. La nostra civiltà è nata sulle rive di quell’acqua e noi non ce ne dimentichiamo” e visto il risultato delle ultime elezioni forse di dubbi ne avranno in pochi.

Problemi al gran canyon: il Colorado è sempre più a secco gennaio 29, 2009

Posted by Marco in ambiente, energia.
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29/01/09: dalle pagine di “Repubblica” rimbalza la notizia: il Colorado, uno dei fiumi più famosi ed importanti al mondo, è in grossi problemi. Tutto l’ecosistema di quello che forse, solo dopo il monte Rushmore e le cascate del Niagara è il monumento più amato degli Stati Uniti, è in grossi problemi.colorado-usa

La faccenda non è nulla di nuovo ed è comune, purtroppo, a molti fiumi: la costruzione di grandi dighe a monte per produrre energia e/o accumulare acqua dolce per diversi scopi modifica drasticamente la portata dei corsi d’acqua ed il suo regime. Questo provoca enormi problemi per chi sta a valle soprattutto se riguarda i sensibili ecosistemi fluviali. Quello che rende la situazione del fiume Colorado molto “interessante”, oltre che la cornice ambientale e la ricchezza biologica dell’area, è il meccanismo alla base del problema.

Da quanto risulterebbe pare che i rapporti preliminari per l’inizio dell’attività commissionati dal governo per un costo di circa 100 milioni di dollari e approvati lo scorso Febbraio siano stati falsificati. Il fiume Colorado ha infatti una portata naturale molto variabile in cui le piene occasionali hanno uno ruolo molto importante. Il piano di sfruttamento delle acque, al contrario, prevede una piena, avvenutalo lo scorso 2008, seguita poi da un periodo di flusso controllato fino al 2012. Questo è il nodo della discordia: secondo gli ambientalisti nei rapporti che sono stati presentati al governo risulterebbe che questo tipo di sfruttamento delle acque avrebbe un impatto molto negativo sulla zona. Tuttavia essendo stati approvati si ipotizza che le parti più scomode dei resoconti siano state trascurate oppure, addirittura, rimosse, mentre quelle meno scomode siano state “corrette”. Ovvia la gravità della faccenda nel caso in cui si dimostri la veridicità di queste ipotesi. diga-colorado-usa

Bisogna però considerare una cosa, forse ancora più grave. La presidenza Bush Jr. ha sempre dimostrato, se non con un improbabile canto del cigno finale, il più assoluto disinteresse per le tematiche ambientali. E se quindi non ci sia stata alcuna falsificazione di documenti ma solo semplice disinteresse?

di Marco Affini

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