“Stiamo freschi” di B. Lomborg – Mondadori 2008 dicembre 31, 2009
Posted by Marco in ambiente, economia, energia, libri.Tags: acqua, Al Gore, ambientalisti, ambiente, Bjorn Lomborg, clima, CO2, Copenhagen, Danimarca, desertificazione, dollari, ecologia, economia, effetto serra, emissioni, euro, ghiacci, IPCC, Kyoto, libri, mari, meeting, Mondadori, oceani, pianeta, protocollo, riscaldamento globale, saggi, terra, terzo mondo
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Il cambiamento climatico è l’argomento più trattato di quest’anno. Quindi non c’era libro più adeguato per concludere il 2009 che “Stiamo freschi” del danese B. Lomborg, una delle pochissime voci autorevolmente fuori dal coro.
Lomborg, professore associato di statistica presso l’università danese di Aarhus, deve la sua notorietà, e anche l’antipatia di molti, al suo primo lavoro, “L’ambientalista scettico”del 2001, in cui si pone, cosa che conferma anche in questo libro, in chiaro disaccordo con la corrente catastrofista-ecologista che vede nel riscaldamento globale il più grave pericolo per la nostra civiltà e per la vita sul pianeta (per farsi un’idea basti vedere il video di apertura di Copenhagen 2009).

Al Gore
In questo secondo libro Lomborg pone l’accento proprio sul protocollo di Kyoto, argomento principe dell’appena terminato meeting di Danimarca, valutandone secondo il metro dei costi/ benefici l’effettiva utilità e mettendo in luce le molte ipocrisie, soprattutto dal punto di vista politico, di coloro che del protocollo hanno fatto una panacea per i mali del pianeta e un grosso vantaggio a livello di immagine, in primis Al Gore che del fronte ambientalista è senza dubbio il maggiore e più importante esponente e l’IPPC, lo strumento creato dalle nazioni unite per valutare scientificamente la tematica del cambiamento climatico che con il tempo si è politicizzato.

Bjorn Lomborg
Lomborg non contrasta l’effettiva realtà del riscaldamento globale, cosa che sarebbe assurda viste le tantissime prove scientifiche a riguardo, ma consigliando di abbassare i toni del dibattito, che talvolta hanno raggiunto il livello dell’isteria collettiva (si riguardi nuovamente il video di presentazione di Copenhagen) e della “caccia alle streghe” (l’autore venne accusato da molti esponenti della comunità scientifica di disonestà dopo la pubblicazione de “L’ambientalista scettico”), valuta criticamente il protocollo e le previsioni di sventura per il nostro “dopo-domani” suggerendo soluzioni alternative, intelligenti ed economiche e ricordando poi come oltre al problema del clima, senza dubbio importante e mai messo in discussione dall’autore, esistano anche altre problematiche di uguale, se non maggiore, priorità come l’HIV e la malaria.
Tra una gran massa di cifre, note e percentuali il lettore troverà diversi spunti davvero interessanti e avrà, o almeno così è successo a chi scrive, l’impressione terminato il volume di non aver in mano una verità assoluta, cosa impossibile in ambito scientifico, ma la possibilità di poter vedere il tutto da un’altra, e più oggettiva, prospettiva pensando a un futuro sicuramente più tiepido ma senza atolli sommersi e catastrofi imminenti.
“Collasso” di Jared Diamond febbraio 18, 2009
Posted by Marco in ambiente, libri.Tags: ambiente, antropologia, biologia, collasso, crisi ecologica, ecologia, economia, estinzione, inquinamento, Jared Diamond, sviluppo sostenibile
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Dal confronto con le civilità del passato una possibile ipotesi per il nostro futuro?
Quando si pensa all’antichità vengono in mente enormi edifici, popolose città e grandi vicende di battaglie e uomini leggendari. Spesso poi ci si domanda come sia stato possibile che popoli così lontani nel tempo abbiano potuto far nascere imperi caduti poi nella polvere fino ad esser qualche volta addirittura dimenticati. Proprio la decadenza da spesso a lontane civiltà fascino e mistero. Si ritorna così a riflettere sulle rovine di Machu Pichu, a pensare come potesse esser Babilonia o ai costruttuori dei Moae dell’isola di Pasqua per poi, di nuovo domandarsi:
- ma perché se son stati capaci di fare queste cose poi sono scomparsi? Saremo noi i prossimi?

Bene, il libro di cui scrivo oggi, “Collasso” edito da Einaudi, parla proprio di quest’ultima e affascinantissima dinamica: come le società “scelgono” di vivere o morire. L’autore, Jared Diamond, è un importante professore universitario di Los Angeles con il pallino della divulgazione, “hobby” che sa sviluppare molto bene (con “Armi, acciao e malattie”, di cui vi prometto la futura recensione, ha vinto nel ’98 numerosi premi tra cui il Pulitzer per la saggistica) affronta la questione analizzando alcune civiltà particolarmente “sfortunate” del passato (l’isola di Pasqua, gli Anasazi, i Maya, i Vichinghi groelandesi) ponendole in relazione a cinque parametri: danni ambientali, cambiamenti climatici, ostilità dei popoli vicini, presenza di partner commerciali e la capacità della società di rispondere ai problemi ambientali.
Il libro è molto interessante soprattutto nella prima parte in cui il richiamo a grandi tragedie del passato è davvero forte e suggestivo, il quadro degli ultimi giorni dell’isola di Pasqua e dei vichinghi islandesi mi ha davvero colpito molto. Con approccio metodico (narrazione delle vicende passate basate su dati antropologici, archeologici…e conclusione con considerazione della popolazione rispetto ai cinque parametri) Diamond porta molta luce su alcune tragedie del passato e del presente, nel libro infatti viene anche affrontata l’agghiacciante vicenda del Ruanda degli anni ’90. Si verrà così a sapere che gli abitanti dell’isola di Pasqua furono abbastanza sfortunati mentre i vichinghi della Groelandia eccessivamente ottusi.
Dopo la parte iniziale orientata al passato, da remoto a sempre più recente, l’autore passa al presente scrivendo di due nazioni, Cina ed Australia, che si trovano, per motivazioni simili, al limite del disastro ambientale, e dell’isola d’Ispaniola su cui due paesi dall’origine comune, Haiti e Santo Domingo, si trovano ora in condizioni profondamente diverse sia a livello economico che, soprattutto, a livello ambientale a causa delle diverse scelte economiche fatte in passato dai due governi. Ne risulta una serie sorprendente di analogie con il passato di cui si è letto alcuni capitoli prima un po’ come a dire “la storia è ciclica e più si cambia più si resta sempre gli stessi”.
In ultimo Diamond motiva i diversi atteggiamenti di alcune grandi industrie dei settori a mag
gior impatto ambientali (petrolio, metalli, legno e pesce) portando esempi di scelte illuminate e non, dando motivazioni molto pragmatiche su come mai alcuni settori siano più restii di altri a preoccuparsi per l’ambiente. Il settore economico ovviamente è i principale argomento e la posizione dello scrittore che non demonizza le grandi industrie come molti farebbero, ma ne analizza attentamente le motivazioni e il modo di agire è davvero acuto e da spunti di riflessione al lettore senza “ fare di tutta l’erba un fascio”.
In chiusura, con un velato ottimismo che, per certi aspetti, ci si potrebbe non aspettare, in fin dei conti il titolo non è proprio dei più ottimisti, l’autore da un’ipotesi di sviluppo futuro e da alcuni consigli, più civici che altro, al lettore per “dare una mano”.
Un bel libro, interessante e acuto da cui s’intende come l’idea di sviluppo sostenibile prima di nuove tecnologie, ogm ed altro ancora sia forse l’unica vera risposta ai nostri problemi ambientali.
Guardando lontano: un problema di nome Litio novembre 14, 2008
Posted by Marco in economia.Tags: ambiente, economia, energia, litio, politica, sud America, tecnologia
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in futuro il litio potrebbe condizionare l’economia mondiale
13/11/08 – Petrolio e metano. Da circa una decina d’anni queste due parole sono alla base di molte discussioni su scenari geopolitici, crisi diplomatiche, inquinamento e molti altri argomenti ancora. Ora a causa dei tanti allarmi e allarmismi sul riscaldamento globale ed allo stretto legame tra andamento dell’economia e costo di queste due preziose risorse nonché la dipendenza che queste portano ad avere verso paesi politicamente instabili o discutibili, come Libia e Russia ad esempio, la parola d’ordine è guardare altrove. Nuove risorse. Più pulite, più disponibili, con un peso minore per l’ambiente e per l’economia. Centrali eoliche, a biomassa, pannelli solari, più energia elettrica e in secondo piano, a causa di un pesante handicap di nome scorie, il nucleare; queste dovrebbero esser le risposte future. Con il risultato delle presidenziali statunitensi, che hanno visto vincere la parte democratica, anche il gigante-inquinante americano potrebbe passare ad un politica verde facendo partire una corsa agli investimenti nel settore delle energie verdi cominciata un po’ in sordina nel resto del mondo e che alcuni vedono come la fune cui attaccarsi per uscire dalle sabbie di questa grande depressione economica in atto.
Con lo sviluppo e la domanda di un nuovo tipo di materie prime il peso politico di molti paesi, si pensi a quelli dell’OPEC, potrebbe scendere a favore di altri portando ad un rimescolamento della politica internazionale creando così nuove aree di ricchezza e benessere ma anche nuovi problemi. Uno di questi è incentrato sul Litio, un metallo alcalino fondamentale per la costruzione di componenti elettronici come le batterie per notebook, cellulari e, soprattutto, per le auto elettriche del futuro. Più del 50% di giacimenti utilizzabili di Litio però, che di per se non è raro, si trovano nel Salar de Uyuni, la più grande distesa salata del mondo, un’area ad alta protezione ambientale in Bolivia. Il paese, retto dal presidente-indio Evo Morales
fautore del socialismo indigeno, è uno dei più poveri del continente e per molti secoli ha visto le proprie risorse depredate dalle grandi aziende occidentali. Il nuovo presidente ha attuato così una forte politica nazionalista, che nello spirito di rivalsa ha uno dei suoi punti fermi, soprattutto per lo sfruttamento delle risorse naturali. Questo fa sì che, nel caso in cui le strade del futuro saranno percorse da macchine elettriche, gli occhi del mondo si sposteranno dal medio oriente alle Ande dove nuovi sultani dal sangue Inca potranno dettare le regole del gioco.
di Marco Affini