Intervista a Federico e Teresa giugno 19, 2010
Posted by Marco in ambiente, biologia.Tags: ambiente, api, apoidei, biologia, Cobianchi, crisi delle api, crisi ecologiche, Devero, ecologia, ecosistemi, estinzione, insetti, natura, neonicotenoidi, nidi d'ape, parchi naturali, VCO, Veglia, verbania
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Dopo un anno e poco più la “Crisi delle Api” sembra esser un ricordo lontano e sbiadito perché ora si parla più che altro di vulcani islandesi, ceneri e, ad ogni terremoto, di tsunami. Continuano però gli studi dei ricercatori su quanto accaduto. Tra questi anche il progetto “Nidi d’ape” del Cobianchi. I ragazzi dell’ITI di Verbania hanno infatti cominciato a verificare il contenuto delle capannine di censimento che hanno piazzato in alcune aree del Verbano – Cusio – Ossola.
Teresa & Federico ci raccontano com’è andata.
In costante cambiamento aprile 24, 2010
Posted by Marco in Uncategorized.Tags: armi, biologia, biology, boom evolutivo, cambiamenti climatici, civiltà precolombiane, Climate change, Colombo, COP15, Copenaghen, dinosauri, dinosaurs, ecologia, ecology, ecosistemi, estinzioni, genere umano, geologia, global warming, guerra, habilis, Homo, mammiferi, meteoriti, Napoleone, neanderthal, nicchia ecologia, riscaldamento globale, sapiens, scopert dell'America, storia, tecnologia, umanità
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La Terra cambia ed il suo cambiamento porta scompiglio ma è anche il motore stesso della vita e dell’evoluzione. I vulcani, i terremoti, i cambiamenti del clima sono solo alcuni esempi. Proprio di clima e di cambiamento s’è parlato molto a Copenaghen…ecco un video che dovrebbe darvi l’idea di come questi cambiamenti si sono svolti in questi milioni di anni.
” Il mondo senza di noi” di Alan Weisman – le aspettative disattese novembre 20, 2009
Posted by Marco in ambiente, antropologia, biologia, cibo, energia, libri.Tags: Alan Weisman, ambiente, antropologia, Chernobyl, cibo, Cipro, ecologia, ecosistemi, einaudi, energia, estinzioni, futuro, gas, Il mondo senza di noi, inquinamento, libri, mondo, nucleare, petrolio, popolazione, sviluppo sostenibile, terra, the day after tomorrow, uomo, Varosha
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Solitamente i titoli e le copertine dei volumi hanno una certa attinenza, nel caso de “Il mondo senza di noi” edito da
Einaudi la statua della libertà coperta dalle nevi vale più di mille parole e richiama il cinema in stile R. Hemmerich, una lunga sequela di costose catastrofi da “Indipendence day” al neonato “2012″ ma soprattutto “The day after tomorrow”che con il libro ci si aspetta abbia molta attinenza: ed è qui il problema.
Il libro di Weisman, uno dei più clamorosi successi degli ultimi anni nel settore della saggistica, promette di guidare il lettore in un futuro in cui la natura si riprende ciò ch’è suo e che le è stato espropriato senza mezzi termini da un mammifero troppo intraprendente e superficiale: l’uomo. L’idea di un mondo rinselvatichito, in cui le città, prima agglomerati rumorosi e frenetici, divengono deserti mausolei di un mondo che non c’è più, monumenti fatiscenti alla gloria di passati dominatori del mondo, ha un fortissimo fascino. Si pensi a film come “Io sono leggenda” ad esempio, in cui, soprattutto nel caso della versione Hollywodiana con Will Smith, l’ambientazione da sola vale tutta la pellicola.
Dal libro di Weisman mi aspettavo proprio questo: una minuziosa, certosina, magari anche pedante in alcuni casi, spiegazione, narrazione, della lenta riconquista a partire dall’istante zero attraverso i secoli. Un film mentale permeato solo di silenzio e rumori come il crepitio dell’asfalto che si rompe sotto l’attenzione di radici troppo curiose ed impietose per non ferirlo o il canto degli uccelli che hanno nidificato sugli scheletri dei grattacieli, oramai vuote scatole di metallo e calcestruzzo. 
Il libro di Weisman però non è questo, o lo è solo in parte, difatti la narrazione, che è comunque gradevole, ballonzola tra l’ecologia e l’antropologia, in prevalenza, usando solo come intermezzo d’effetto gli scenari di un futuro derelitto, specifico per l’argomento trattato. Ad esempio se la narrazione verte sulle condizione perimetrale di alcune riserve naturali africani, in chiusura o in parallelo, Weisman sfrutta il connubio tra immaginazione e dati scientifici per ipotizzare cosa succedere in quella determinata zona se di colpo scomparisse il genere umano.
Il libro ha quindi una sua ciclicità narrativa fatta di:una determinata sequenza di fasi: introduzione alla zona geografica; impatto antropico su di essa; problematiche attuali; scenario futuro senza il fattore antropico. Questo metodo ha grosso pregio se applicato ad alcuni scenari straordinari come la fascia demilitarizzata tra le due Coree o l’area petrolchimica texana, ma perde molto quando si parla di aree meno interessanti come i bordi delle riserve naturali africane o gli atolli del pacifico.
Fantastica è la parte inerente Varosha, una sorta di Las Vegas cipriota abbonata dai greci e mai colonizzata dai turchi dopo la guerra che tutt’ora separa l’isola. La descrizione di una realtà come quella in cui un solo uomo cammina tra i grandi alberghi vuoti, in cui il manto stradale è andato lentamente coprendosi di fiori ed erbe, il tutto immerso nel silenzio era quello che mi aspettavo permeasse il volume e che solo in parte, memorabile anche il capitolo inerente l’energia nucleare che consiglierei di leggere a chi è a favore del piano energetico dell’attuale governo, con l’immancabile richiamo alla suggestiva vicenda di Chernobyl, purtroppo è stata realizzata. Molto spesso l’autore, al contrario, si abbandona a lunghe digressioni di antropo/ecologia di riconosciuto valore didattico ma che smorzano di molto l’eccitazione di chi legge. In più nel testo edito da Eiunaudi v’è un grossolano errore di traduzione: silicon in inglese è silicio e non silicone. Non si capirebbe altrimenti perché nella silicon valley si trovino moltissimi ingegneri elettronici e pochissime maggiorate.
In conclusione il libro di Weisman è decisamente interessante, scordatevi però l’idea di leggere di ipotetiche Tokyo silenziose, New York rinselvatichite e Venezie sommerse, scenari decisamente fantastici e suggestivi ma forse troppo astratti per un saggio con le aspirazioni, forse, del romanzo di fantascienza, ma che saggio è, e resta comunque.
Intervista al prof. Ettore Pacini marzo 31, 2009
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Quanto sono importanti gli insetti per le piante e quanto noi dipendiamo dal loro “sporco” lavoro?

Prof. Ettore Pacini
La CCD, la grande sindrome che ha colpito gli impollinatori di tutto il mondo è un problema noto a molti e di cui in questo blog ho già parlato.
Tuttavia oltre alle mie parole volevo che qualcuno di autorevole mi desse un parere e mi spiegasse un paio di cose. Ho subito pensato al prof. Pacini. Chi meglio di lui, un esperto di livello internazionale nel settore dei pollini e dei nettàri, che ha pubblicato i suoi lavori sulle ricerche di mezzo mondo, poteva darmi un parere autorevole?
Ecco quindi l’intervista (divisa in due parti) che con molta gentilezza mi ha concesso.
M. Affini
Problemi al gran canyon: il Colorado è sempre più a secco gennaio 29, 2009
Posted by Marco in ambiente, energia.Tags: acqua, Bush, Colorado, dighe, ecologia, ecosistemi, energia, fiumi, gran canyon, Stati Uniti
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29/01/09: dalle pagine di “Repubblica” rimbalza la notizia: il Colorado, uno dei fiumi più famosi ed importanti al mondo, è in grossi problemi. Tutto l’ecosistema di quello che forse, solo dopo il monte Rushmore e le cascate del Niagara è il monumento più amato degli Stati Uniti, è in grossi problemi.
La faccenda non è nulla di nuovo ed è comune, purtroppo, a molti fiumi: la costruzione di grandi dighe a monte per produrre energia e/o accumulare acqua dolce per diversi scopi modifica drasticamente la portata dei corsi d’acqua ed il suo regime. Questo provoca enormi problemi per chi sta a valle soprattutto se riguarda i sensibili ecosistemi fluviali. Quello che rende la situazione del fiume Colorado molto “interessante”, oltre che la cornice ambientale e la ricchezza biologica dell’area, è il meccanismo alla base del problema.
Da quanto risulterebbe pare che i rapporti preliminari per l’inizio dell’attività commissionati dal governo per un costo di circa 100 milioni di dollari e approvati lo scorso Febbraio siano stati falsificati. Il fiume Colorado ha infatti una portata naturale molto variabile in cui le piene occasionali hanno uno ruolo molto importante. Il piano di sfruttamento delle acque, al contrario, prevede una piena, avvenutalo lo scorso 2008, seguita poi da un periodo di flusso controllato fino al 2012. Questo è il nodo della discordia: secondo gli ambientalisti nei rapporti che sono stati presentati al governo risulterebbe che questo tipo di sfruttamento delle acque avrebbe un impatto molto negativo sulla zona. Tuttavia essendo stati approvati si ipotizza che le parti più scomode dei resoconti siano state trascurate oppure, addirittura, rimosse, mentre quelle meno scomode siano state “corrette”. Ovvia la gravità della faccenda nel caso in cui si dimostri la veridicità di queste ipotesi. 
Bisogna però considerare una cosa, forse ancora più grave. La presidenza Bush Jr. ha sempre dimostrato, se non con un improbabile canto del cigno finale, il più assoluto disinteresse per le tematiche ambientali. E se quindi non ci sia stata alcuna falsificazione di documenti ma solo semplice disinteresse?
di Marco Affini
Trailer di Going North dicembre 11, 2008
Posted by Marco in ambiente.Tags: ambiente, biologia, corridoi biologici, documentari, ecologia, ecosistemi, estinzione, riscaldamento globale
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eccovi il trailer di Going North, il film di E. Manghi, un documentarista italiano che ha vinto con questo film l’edizione 2006 del Festival Internazionale del cinema scientifico a Pechino.
Il film parla di come le specie animali stiano rispondendo al riscaldamento generale del clima con una immensa e costante migrazione verso Nord…
Spero che immagini siano di vostro gradimento come lo sono per me!
