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Intervista a Federico e Teresa giugno 19, 2010

Posted by Marco in ambiente, biologia.
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Dopo un anno e poco più la “Crisi delle Api” sembra esser un ricordo lontano e sbiadito perché ora si parla più che altro di  vulcani islandesi, ceneri e, ad ogni terremoto, di tsunami. Continuano però gli studi dei ricercatori su quanto accaduto. Tra questi anche il progetto “Nidi d’ape” del Cobianchi. I ragazzi dell’ITI di Verbania hanno infatti cominciato a verificare il contenuto delle capannine di censimento che hanno piazzato in alcune aree del Verbano – Cusio – Ossola.

Teresa & Federico ci raccontano com’è andata.

Intervista ad Angelo Sommaruga maggio 19, 2009

Posted by Marco in ambiente, biologia, cibo, interviste, salute.
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Non ero mai entrato in una cereria. Figurarsi poi farci un’intervista, il rumore dei macchinari al lavoro ed il profumo della cera d’api fusa rendevano quella una sede un po’ “originale” per scambiare quattro chiacchiere con qualcuno. Nessun luogo però sarebbe stato migliore di qAngelo Sommarugauesto visto che si parlava con Angelo Sommaruga, uno dei più importanti apicultori del Verbano. La sua cereria Nord, attiva da più di vent’anni, è divenuta con il tempo un luogo di riferimento per gli apicultori della zona prima,  a livello nazionale, ora. Per questo motivo il sig. Sommaruga è uno dei più importanti collaboratori al progetto “nidi d’ape” sviluppato dall’ITI Cobianchi di Verbania che punta a far luce sullo stato delle popolazioni di apoidei nel Verbano Cusio Ossola e su come la CCD, la grande crisi delle api, abbia colpito anche la lontana provincia piemontese. In quest’intervista il sig. Sommaruga fa il punto sulla situazione nazionale, sulle possibili cause del problema e ci spiega cos’è un apoideo e perché questi piccoli animali siano così importanti per l’uomo e per l’ambiente.

Cosa sta colpendo le api? febbraio 5, 2009

Posted by Marco in ambiente, biologia.
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31/01/09 – in un precedente articolo (http://tolomeo.wordpress.com/2009/01/03/la-scomparsa-delle-api-un-ricerca-in-piemonte/) ho accennato alla grave situazione delle popolazioni mondiali di api e di impolliapinatori. Da circa un paio d’anni una forte moria ha colpito indiscriminatamente gli alveari di mezzo mondo. Soprattutto negli Stati Uniti, un paese in cui l’agricoltura è una parte preponderante dell’economia, la crisi ha colpito più duramente. Ciò ha portato ad un notevole rincaro del costo degli alveari che vengono “noleggiati” per consentire l’impollinazione delle piante da frutto e degli ortaggi. Mentre questo potrebbe sembrare a prima vista un business ridotto, poco prolifico, informandosi (vedi “la scomparsa delle api” S. Guyaud) si viene a sapere che l’indotto di questa attività coinvolge cifre dell’ordine di milioni di dollari e soprattutto condiziona direttamente il costo di moltissimi prodotti alimentari, ovviamente.buona parte della frutta dipende dall'impollinazione

Tutto questo fa capire come il problema possa avere una rilevanza così importante. Tralasciando le presunte citazioni attribuite un po’ ovunque ad Einstein (“se le api si estinguono all’uomo restano 4 anni” – a grandi linee si dice che il grande scienziato disse questo) sta di fatto che il problema sia davvero grosso. Per questo vi sono in corso diversi studi per trovare un colpevole ed una soluzione. Vi sono già degli indiziati: i neonicotenoidi, un tipo di pesticidi impiegati per conciare le sementi e che, con la crescita della pianta, verrebbero poi ad esser espulsi attraverso gli essudati avvelenando gli animali che vi vengono a contatto; le onde elettromagnetiche che s’ipotizza potrebbero portare al disorientamento degli animali; l’azione di un parassita, il maggiore sospettato è l’acaro Varroa destructor; ed infine il riscaldamento globale.varroa_destructor

Da alcuni studi svolti in Germania sembrerebbe che le onde elettromagnetiche siano praticamente innoque però, inoltre negli Stati Uniti, dove la crisi delle api è molto forte, il numero di cellulari è minore che in Europa. L’effetto dei pesticidi, al contrario, è stato dimostrato ampiamente da diversi studi tuttavia il problema è che anche in aree dove l’utilizzo di queste molecole non c’è stato si è comunque avuta la flessione. Questo fa sì che gli antiparassitari non possano esser gli unici colpevoli. Riguardo l’effetto di Varroa distructor invece risulta evidente la forte incidenza dell’acaro sulle colonie infettate. Per contrastarlo già da tempo si ricorre ad una massiccia sanitatizzazione delle colonie con componenti chimici differenti e con i raggi gamma. Si è anche scoperto che alcune specie orientali di ape (Apis cerana) hanno imparato a rimuovere il parassita dalle colonie riducendone così l’incidenza. Resta inoltre il fattore climatico di fondo: da circa 30 anni il clima va riscaldandosi e da circa 30 anni si ha un costante declino delle popolazioni di api. Che sia un caso?

Recensione di “la scomparsa delle api” di Sylvie Coyaud gennaio 26, 2009

Posted by Marco in libri.
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26/01/09 – Da un po’ di tempo mi sto informando sul problema della scomparsa delle api, una questione dai tratti sylvie-coyaud-la-scomparsa-delle-apiquasi misteriosi che riguarda uno degli animali più noti e apprezzati. Così vagando sulla rete in cerca di articoli, un po’ guardando in giro in libreria mi è capitato sott’occhio questo volume edito da Mondadori. Tempo un mese e lo ho avevo già noleggiato in biblioteca…tempo tre settimane circa ed il libro era già terminato…

L’autrice del libro, una Parigina molto in gamba, da anni lavora nel settore della divulgazione scientifica sia su carta stampata che in radio e ciò è evidente dal tono del libro che, in molte sue parti, somiglia ad un’ inchiesta giornalistica in stile Erin Brokovich (ad esempio la faccenda pesticidi/ Bayer o quella Exxon/ riscaldamento globale. Il libro è strutturato in modo molto preciso ed ordinato con una suddivisione in capitoli molto rigorosa in cui, dopo i primi in cui si ha una necessaria introduzione al problema e una efficace descrizione del rapporto ape/ uomo, davvero “spassoso” quello sull’ape come simbolo di operosità, si passano al vaglio accuratamente – solo la faccenda delle onde elettromagnetiche mi ha lasciato un po’ deluso ma può darsi che gli studi a riguardo siano davvero pochi e quindi sia poco il materiale a disposizione – le diverse ipotesi sulla causa della grande moria (OGM, pesticidi, riscaldamento globale, onde elettromagnetiche, parassiti). Qui spesso, oltre ad esporsi lasciando intendere come la pensi sulla veridicità delle diverse teorie, divaga molto andando a trattare anche di questioni bioetiche, economiche e politiche, dando così una visione d’insieme molto più ampia ma forse non necessaria anche se interessante.sylvie-coyaud

Nella spiegazione delle varie tematiche ci sono frequenti spaccati d’interviste agli addetti ai lavori, da ricercatori a semplici apicultori, che consentono al lettore d’immedesimarsi, vale soprattutto per i secondi, potendo così comprendere l’importanza del problema ed i suoi numeri spaventosi (sia in milioni di euro e dollari, che in percentuali di vittime).

Negli ultimi due capitoli il libro perde un po’ tuttavia. Chiusa la parte inerente le cause della crisi, si ha dapprima uno spaccato davvero molto interessante riguardo la società ed il comportamento delle api svelandone alcune caratteristiche davvero notevoli, che forse poteva esser più adatto nella parte iniziale del testo invece che alla fine dove mi sembra un po’ fuori contesto. Poi nell’ultimo la Coyaud prova a dare un’idea di un possibile futuro in cui, se non ho frainteso, ipotizza come l’uomo potrebbe ovviare all’assenza delle api, scenario che mi sembra quasi certo per l’autrice, e come potrebbe, con soluzioni da reale fantascienza, cercare di tamponare il progressivo riscaldamento planetario.

Quest’ultima parte, nonostante sia molto affascinante mi ha lasciato un po’ perplesso. Sinceramente alcune ipotesi mi sono sembrate un poco strampalate, tipo quella degli ombrellini spaziali per riflettere i raggi solari, e mi é parso che proprio verso la fine forse si sia un poco usciti dal problema CCD (la sindrome che sta decimando le api) passando al tema più generale del global warming. Nonostante ciò si tratta di un libro davvero gradevole ed interessante che mi sento di consigliarvi per avere una visione molto ampia del problema.

di Marco Affini

La scomparsa delle api: una ricerca in Piemonte gennaio 3, 2009

Posted by Marco in ambiente, biologia.
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Nel Verbano Cusio Ossola sta per partire un interessate studio con l’obiettivo di capire come e perché le nostre api stanno morendo

01/ 01/ 2009 -

Da circa un paio d’anni una forte moria sta decimando la popolazione mondiale di molti impollinatori, soprattutto le api. Questo è un problema che può avere ripercussioni sempre più forti con il procedere del tempo. Meno apoidei (il gruppo che contiene api e bombi, ad esempio) portano ad un maggior costo dei prodotti alimentari come frutta e verdura nonchè alla perdita di una grossa fetta della biodiversità a livello degli insetti. Inoltre questi animali sono essenziali per le piante perché con il trasporto dei pollini sono responsabili direttamente della loro riproduzione. ApeAll’origine di questa decimazione globale si pensa che ci possano esser diverse motivazioni:  nuovi parassiti, l’inquinamento delle aree metropolitane, le onde elettromagnetiche dei cellulari e altro ancora.

Proprio per cercare di capire cosa realmente ha provocato tutto ciò (nei soli Stati Uniti le stime parlano della scomparsa di un terzo di questi preziosi animali), in Piemonte sta per partire un piccolo progetto di ricerca, chiamato “Nidi d’ape”, della durata di tre anni che vedrà coinvolti i ragazzi della 3° A e B del corso Biologico dell’ITI Cobianchi di Verbania, l’Ente Parchi e Riserve del Lago Maggiore ed il laboratorio Cereria Nord di Verbania. L’idea di fondo è cercare di capire cosa possa aver causato questo fenomeno valutando come la biodiversità di questi animali sia cambiata nel tempo attraverso una serie di censimenti delle specie presenti.

Il progetto “Nidi d’ape”  prevede la deposizione nel mese di Marzo di alcuni nidi in determinate aree della provincia del V.C.O. Questi saranno controllati ad intervalli regolari fino a Settembre/ Ottobre rilevando così quali specie di apoidei li abbia colonizzati. Il tutto sarà ripetuto anche nel 2010. Alla fine del progetto si dovrebbero così poter fare una stima delle popolazioni di questi preziosi animali ed il loro stato di salute nell’area del V.C.O. nonchè ipotizzare quali cause possano aver provocato questa forte moria.

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