SONDAGGIO: meglio un tradizionale oggi o un OGM domani? maggio 21, 2009
Posted by Marco in biologia, cibo, salute.Tags: alimentazione, alimenti, Bio, Biologico, chimica, cibo, convenzionale, frutta, genetica, OGM, salute, sondaggio, verdura
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è da un po’ che se ne parla di questi O.G.M. Cibo da laboratorio pensano alcuni immaginandosi pomodori che crescono in ambiente asettico sotto gli occhi di camici bianchi, meglio il Bio che è tradizionale, sano, proprio perché tradizionale, e ci piace di più, poi rispetta l’ambiente! Altri invece dicono: ma questo Biò cos’è? E gli OGM che diavoleria sono? Ma si è stati così bene fin’ora, perché andare a cercarsi “rogne”? Infine gli ultimi, ma non meno importanti, dicono: gli OGM non sono figli nè del demonio nè della Monsanto e basta, e la Monsanto non è il diavolo, perchè non li si dovrebbe mangiare. Sono sani, sono molto più controllati del cibo normale e quindi più sicuri, per di più possono dare dei vantaggi come crescere in ambienti ostili o avere capacità benefiche, perché allora tutto questo ostruzionismo? Per di più costano meno?
E voi cosa ne pensate: tra tre prodotti, uno biologico che costa un po’ di più, uno convenzionale che è la norma ed uno OGM che costa meno, cosa prendereste? A voi il giudizio…
Intervista ad Angelo Sommaruga maggio 19, 2009
Posted by Marco in ambiente, biologia, cibo, interviste, salute.Tags: agricoltura, ambiente, Angelo Sommaruga, api, apicoltura, apoidei, bombi, CCD, cibo, Cobianchi, diserbanti, ecologia, frutta, impollinazione, insetti, Italia, mais, miele, nidi d'ape, pesticidi, polline, progetto "nidi d'ape", salute
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Non ero mai entrato in una cereria. Figurarsi poi farci un’intervista, il rumore dei macchinari al lavoro ed il profumo della cera d’api fusa rendevano quella una sede un po’ “originale” per scambiare quattro chiacchiere con qualcuno. Nessun luogo però sarebbe stato migliore di q
uesto visto che si parlava con Angelo Sommaruga, uno dei più importanti apicultori del Verbano. La sua cereria Nord, attiva da più di vent’anni, è divenuta con il tempo un luogo di riferimento per gli apicultori della zona prima, a livello nazionale, ora. Per questo motivo il sig. Sommaruga è uno dei più importanti collaboratori al progetto “nidi d’ape” sviluppato dall’ITI Cobianchi di Verbania che punta a far luce sullo stato delle popolazioni di apoidei nel Verbano Cusio Ossola e su come la CCD, la grande crisi delle api, abbia colpito anche la lontana provincia piemontese. In quest’intervista il sig. Sommaruga fa il punto sulla situazione nazionale, sulle possibili cause del problema e ci spiega cos’è un apoideo e perché questi piccoli animali siano così importanti per l’uomo e per l’ambiente.
Una piccola e piccante perversione febbraio 20, 2009
Posted by Marco in cibo, medicina, salute.Tags: cibo, endorfine, peperoncino, piccante, salute
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Negli anni sulle nostre tavole il piccante è divenuto sempre più presente, gusto dell’esotico e della cucina etnica oppure c’è qualche cosa di più?
Quando penso al termine “piccante” mi vengono in mente due cose: una bella donna in intimo magari sbirciata di nascosto e un piccolo e bitorzoluto vegetale rosso fuoco in un posto soleggiato e caldo. Non è un nesso casuale questo: nel peperoncino, uno dei migliaia di prodotti alimentari che son arrivati in europa solo dopo la scoperta delle Americhe e che hanno invaso la dieta degli europei, un esempio su tutti è la patata, c’è un molecola curiosa: la capsaicina. Si tratta di una molecola presente nelle piante del genere Capsicum, come il peperoncino, che anche in quantità ridotte provoca sudorazione ed incremento della frequenza cardiaca, eventi che si ritrovano anche in situazioni “osè”. Dopo questa fase di eccitazione, ho sentito spesso dire che il peperoncino è un forte afrodisiaco, si passa ad una di rilassamento, preceduta per i più sensibili dall’effetto “bocca in fiamme”,
in cui il sangue si riempie di endorfine come capita anche con il sesso. Il risultato di tutto può esser quasi come piccolo orgasmo…non sorprende quindi che il peperoncino, e più in generale i cibi piccanti o fortemente speziati, siano divenuti sempre più comuni tra di noi edonisti-occidentali.
Solo una decina d’anni fa il cibo piccante per me era limitato al ristorante messicano o ai cibi provenienti dal Sud, soprattutto Calabria, o all’estremo oriente, e che tabasco, curry e wasabi erano più che altro nomi esotici. Questo non vale solo per il “bel paese”: dalle righe del “Economist” risulta infatti che in Gran Bretagna e negli USA il mercato del piccante ha avuto una crescita vorticosa. Questo è dovuto anche alla facilità con la quale ci si può abituare al livello di “piccantezza” di questi prodotti. Un azienda della Luisiana che produce da anni il Tabasco, una salsa concentrata di peperoni molto piccante, sta per lanciare a breve sul mercato una nuova salsa ottenuta da peperoncini ancora più piccanti perché sembra che i clienti siano sempre meno soddisfatti dalla versione tradizionale. Un altro esempio illuminante e la vicenda del naga, una specie di peperoncino originaria del Bangladesh.
Trovata quasi per caso da Michael Michaud, resposabile vendite di un’azienda on – line specializzata in questo tipo di prodotti, in un negozietto etnico a Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra, un paio d’anni fa, dopo una selezione per esaltarne la piccantezza, è stata proposta a Jonathan Corbett, responsabile vendite della Tesco, una catena di grandi magazzini alimentari britannica. Si pensava che un prodotto così forte avrebbe avuto un decollo difficile, nel nord europa soprattutto la cucina è tipicamente “soft”, invece è andato in pochissimo tempo a ruba tanto che in una filiale di Newcastle le 400 confezioni che si pensava esser sufficienti per un mese sono terminate in una mattinata. Questo conferma le stime dell’Ac Nielsen, un’azienda di ricerche di mercato, che ha studiando il fenomeno ha scoperto che in un anno la domanda di peperoncino nel Regno Unito è lievitata al 18%, alla Tesco addirittura del 29%.
Un’altra cosa abbastanza curiosa riguardo l’uso di condimenti piccanti è che oltre ad esser p
iù comuni sono impiegati in abbinamenti che fino a poco tempo fa erano considerati come minimo inusuali. Cioccolato/a, olio d’oliva, cocktails, per fare gli esempi più comuni, sono ora disponibili anche in versione “hot”. Si pensa che questo possa esser dovuto ad un’azione stimolante della capsaicina sul nervo trigemino, responsabile della sensibilità ai sapori, migliorando così la capacità di sentire i sapori nel cibo, soprattutto per i cibi salati o dolci. Questa molecola ha inoltre un’altra qualità: secondo il parere di molti medici sarebbe in grado di far diminuire i dolori da artrite reumatoide. Ha trovato anche uso sui malati di sclerosi multipla, pazienti con forti menomazioni e su persone sottoposte a chemioterapia. Inoltre esistono anche alcuni prodotti antirughe basati su questa molecola.
Questi potrebbero esser i motivi
di questa piccola invasione in corso, a confermare questo c’è anche un ultimo fatto: l’uomo è l’unico mammifero che si nutre di peperoncino. Le altre specie lo evitano come se fosse velenoso. Paul Rozin, professore di psicologia dell’università della Pennsylvania, definisce questo comportamento come “masochismo benigno”: il cibo piccante ci piace perché anche se all’inizio brucia “da matti” e ci fa lacrimare gli occhi poi l’eccitazione prima, e le endorfine dopo, ci danno emozioni così gradevoli da bilanciare i lati negativi.
Bomba ecologica a Roma… febbraio 6, 2009
Posted by Marco in ambiente, salute.Tags: amianto, bomba ecologica, Roma, salute, velodromo EUR
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da Republica la notizia: la demolizione del Velodromo dell´Eur ha sprigionato una nube che ha invaso i palazzi circostanti per alcuni giorni. L´impianto costruito per le Olimpiadi del 1960 conteneva al momento dell´esplosione molto amianto: il materiale che può provocare il cancro ai polmoni, e non importa – ha sentenziato la Cassazione il 28 novembre 2008 – quanto se ne sia inalato o quanto è stata lunga l´esposizione alla polvere killer…
http://roma.repubblica.it/dettaglio/Velodromo:-ecco-le-prove-dellamianto-killer/1586476
Una mutazione blocca AIDS novembre 18, 2008
Posted by Marco in medicina.Tags: AIDS, DNA, genetica, HIV, medicina, ricerca, salute, virus
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impiegata in Germania una rara mutazione che chiude la porta al virus HIV
15/11/08 – Il virus dell’HIV ha trovato uno stop. Dalla Germania arriva una importante scoperta che potrebbe esser la risposta definitiva alle speranze dei milioni di ammalati di AIDS nel mondo. Il professor Gero Hütter
, della Charité Medical University di Berlino, con un trapianto di midollo spinale per contrastare una forma di leucemia di un paziente affetto anche da AIDS, è riuscito a bloccare lo sviluppo di entrambe le malattie.
Circa un decennio fa venne alla luce che, a seguito di una rarissima mutazione ereditata da ambo i genitori, alcuni individui erano praticamente immuni al virus dell’HIV. Si scoprì che questa mutazione impedisce ad una piccola molecola, la CCR5, di apparire sulla superficie delle cellule chiudendo praticamente la “porta in faccia” al virus che, non potendo entrare nelle cellule, non si può riprodurre.
Memore di questo, Hütter ha cercato un donatore di midollo spinale che avesse questa mutazione (esiste solo nell’1% della popolazione europea). Ne ha poi trapiantato il midollo spinale in un 42 enne americano ammalato di AIDS e di leucemia con lo scopo di bloccare le due malattie.
Sono oramai passati due anni dall’operazione ed il paziente, oltre che esser guarito dalla leucemia, non ha più virus HIV nel suo sangue. Tutto questo nonostante abbia sospeso totalmente la terapia con i farmaci retrovirali (sono prescritti di solito ai sieropositivi per rallentare il propagarsi del virus). È perciò tecnicamente guarito.
Tuttavia è difficile che questa sia la risposta alla malattia simbolo del XXI° secolo, difatti, causa il numero ridottissimo di donatori e l’alta pericolosità dell’intervento, le probabilità di ripetere l’operazione a livello globale sono praticamente zero. Resta però che il successo dell’esperimento è un’ottima notizia perché conferma che intervenire sulla CCR5 è la giusta via e che le numerose ricerche in corso stanno andando nella giusta direzione.
“esiste però un grosso problema di fondo: intervenire sulla CCR5 da buoni risultati ma può spingere il virus ad evolvere sfruttando un’altra molecola la CXCR4 per entrare nella cellula. Si è già provato ad intervenire anche su questa molecola su embrioni di cavia ma il tasso di mortalità è troppo elevato” dice Edward Berger dell’Istituto Nazionale della Salute di Bethesda nel Maryland che nei tardi anni ’90 scoprì la relazione tra HIV e CCR5.


